Nella consueta omelia domenicale, oggi Eugenio Scalfari decide di scagliare i fulmini dal suo personalissimo Olimpo contro il presidente francese, Emmanuel Macron, reo di “autoritarismo”. Che altro non è, in realtà, se non riaffermazione dell’interesse nazionale. Perché gli italiani sono fatti così, anche i loro cosiddetti “intellettuali”: il mondo deve fare quello che è meglio per la penisola che va alla deriva nel Mediterraneo, altrimenti si grida all’autoritarismo.

Oggi, al termine della consueta omelia domenicale su Repubblica, Eugenio Scalfari, dopo aver spiegato perché Gustavo Zagrebelsky è stato battuto da Matteo Renzi nel dibattito televisivo referendario da Mentana, torna su una sua antica proposta, rilanciata domenica scorsa. Io Padre Fondatore si rammarica per l’assenza di risposta del premier alla sua levata d’ingegno. Proviamo, molto più umilmente, a rispondere noi, per puro divertissement domenicale.

Con colpevole ritardo, vi segnaliamo una perla del comico che fa da guardiano del cancello del M5S. Probabilmente per impedire che soggetti sani di mente possano entrarvi e contaminarlo. Eravamo nell’ubriacatura del post referendum greco, quello che ha sedotto e abbandonato molti guitti politici italiani, dopo la radiosa scampagnata ateniese. E Grillo aveva già la ricetta per il dopo exit. Quello di massa, però.

Ieri sera, a Otto e mezzo, Eugenio Scalfari ha ribadito la necessità di una patrimoniale straordinaria per risanare (a suo giudizio) i conti pubblici italiani e rilanciare la crescita (chissà come, data la premessa). In alternativa, Io Padre Fondatore suggerisce una “tassa di scopo”, come quella adottata illo tempore dal governo Prodi-Ciampi e chiamata “Tassa per l’Europa” che, come noto, ha poderosamente rilanciato la crescita italiana nei lustri successivi, fruttò 12.000 miliardi di lire e “fu pagata senza fiatare” dagli italiani, perché questi ultimi “si fidavano delle persone perbene al governo”.

La puntata di questa sera di Annozero sarà utilissima agli storici (ma anche agli archeologi) che tenteranno di scrivere il post mortem della repubblica italiana. Un Vecchio Saggio Fondatore, che abitualmente spiega a dio dove abita, che con la sola imposizione della barba trasforma il “meticcio” in “mandingo” (perché “il meticcio è più prestante”); due filosofi tardo-ottocenteschi (soprattutto tardi) colpiti da abbondante salivazione di fronte al “tornante della storia” che tutto e tutti travolge.

Mentre il paese si interroga (si fa per dire, ma come incipit ci stava bene) sulle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza al processo d’appello contro Marcello Dell’Utri, cresce con cadenza quasi giornaliera il numero di boss mafiosi assicurati alla giustizia, come si diceva un tempo. Ciò permette al ministro dell’Interno e ad altri esponenti della maggioranza di segnalare l’incoerenza tra le accuse al premier ed i successi nel contrasto della criminalità organizzata mietuti dall’attuale esecutivo. Anche alcuni noti tuttologi ed altri più oscuri copiaincollatori compulsivi si trovano in queste ore singolarmente convergenti nel citare ed elogiare l’ultimo editoriale di Scalfari, in cui Io Padre Fondatore segnala che la chiamata di correo di Spatuzza potrebbe essere il risultato di una strategia di contrattacco della mafia, indebolita dai successi dello Stato.

Nella consueta omelia domenicale, Io Padre Fondatore leva il dito al cielo per ammonirci che

«[…] le agenzie internazionali di rating hanno declassato il debito pubblico inglese, fatto che non avveniva dal tempo della guerra mondiale»

Uhm, no. In realtà, Standard&Poor’s ha messo il debito sovrano britannico in negative outlook, ed ha affermato che esiste una probabilità su tre che il declassamento possa effettivamente avvenire. Mentre le altre due maggiori agenzie, Fitch e Moody’s, hanno preso le distanze da S&P.