Una giornata nella Vecchia Europa (it’s the economy, stupid!)

La disoccupazione tedesca cresce in Germania al massimo dal dopoguerra, con il numero delle persone in cerca d’occupazione che in marzo aumenta di 92.000 unità, corretto per la stagionalità, quattordicesimo rialzo mensile consecutivo, contro attese per un aumento di 75.000 unità. Il tasso di disoccupazione si porta così al 12 per cento, dal precedente 11.7 per cento. Quattro dei sei istituti pubblici di ricerca economica hanno tagliato nel corso dell’ultimo mese le proprie previsioni sulla crescita per l’anno in corso fino allo 0.6 per cento, rispetto all’espansione dell’1.6 per cento, fatta segnare nel 2004. Il cancelliere Schroeder, che ha perso tutte le 10 elezioni regionali tenutesi dopo la vittoria alle elezioni politiche del settembre 2002, ha dichiarato il 17 marzo di voler tagliare la tassazione sulle imprese per stimolare la crescita e contrastare la continua perdita di posti di lavoro, causata soprattutto dalle delocalizzazioni verso l’Est europeo, dove la fiscalità sulle imprese è circa la metà di quella tedesca. Dal primo gennaio, il governo rossoverde ha tagliato le aliquote dell’imposta personale sul reddito: la massima è stata portata dal 45 al 42 per cento, la minima dal 16 al 15 per cento.

Parte dell’incremento di disoccupazione di marzo può essere stato causato dalle avverse condizioni meteo che, soprattutto nelle prime due settimane del mese, può aver negativamente influito su costruzioni, ristorazione e turismo. Il numero di iscritti alle liste di disoccupazione è stato incrementato di circa 360.000 unità dalle misure predisposte dalla legge di riforma del welfare.

A sette settimane dalle elezioni in Nord-Reno Westfalia, un land che i socialdemocratici governano da quarant’anni, il supporto elettorale per il partito di Schroeder sta evaporando. Lo stesso cancelliere, in un’intervista a Repubblica, afferma che la crescita della disoccupazione “ha giocato il proprio ruolo” nella perdita di consenso.
La società di sondaggi Forsa, in una survey condotta tra il 21 ed il 24 marzo per conto della rivista Stern e dell’emittente RTL e pubblicata ieri, ha segnalato che il supporto al partito socialdemocratico, su base nazionale, è calato al minimo da sei mesi del 28 per cento, con un distacco di 18 punti percentuali dall’opposizione cristiano-democratica, a 18 mesi dalle elezioni politiche generali.

La disoccupazione francese cresce in febbraio, mantenendosi sul massimo degli ultimi 5 anni. Il numero dei disoccupati è aumentato di 4.000 unità, a 2.76 milioni, da gennaio, il tasso di disoccupazione resta al 10.1 per cento, contro attese per una lieve riduzione al 10 per cento. L’assenza di creazione di nuova occupazione minaccia di indebolire la spesa dei consumatori, che ha finora sostenuto la crescita francese (rivista al rialzo nel quarto trimestre 2004 al 2.3 per cento annuale) a superare quella delle altre nazioni dell’area euro. Secondo l’Insee, l’economia francese dovrebbe aver rallentato al passo dello 0.6 per cento trimestrale nel periodo gennaio-marzo 2005, e potrebbe ulteriormente decelerare allo 0.3 per cento nel secondo trimestre di quest’anno. Lo scorso anno l’economia francese ha creato solo 39.000 nuovi posti di lavoro, ed il tasso di disoccupazione resta intorno al 10 per cento da ottobre 2003.

In Italia, le retribuzioni orarie sono cresciute in febbraio dello 0.1 per cento mensile, e del 3.4 per cento rispetto allo stesso mese del 2004, mentre l’indice dei prezzi al consumo è cresciuto in marzo dello 0.3 per cento mensile e dell’1.9 per cento su annuale. Il costo unitario del lavoro è cresciuto nell’ultimo trimestre 2004 del 2.8 per cento. Per quanto possa sembrare difficile da credere, questo dato segnala che il costo del lavoro italiano cresce ad un passo molto sostenuto e tale da eccedere la crescita della produttività. In queste condizioni, le aziende tendono a sostituire lavoro con capitale e/o a delocalizzare le produzioni. Ecco un punto che, ne siamo certi, la Fabbrica del Programma tenderà a dimenticare…

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