Free Clementina

Che volete farci, siamo assuefatti e spossati, dicono i pacifinti…

IMBARAZZO TRA I PACIFISTI. «I CORTEI? SIAMO STANCHI»
Il manifesto : «Giuliana aveva dietro una famiglia»

ROMA – Non è il momento di chiedere a che ora, e dove, e quando, ci sarà un corteo per invocare la liberazione di Clementina, perché i grandi capi del movimento pacifista italiano non sanno cosa risponderti, perché allargano le braccia e scuotono la testa: perché non hanno organizzato ancora niente, nemmeno un sit-in, nemmeno una fiaccolata. Per Giuliana Sgrena e per le due Simone, la mobilitazione, la macchina della solidarietà si scatenò, invece, nel volgere di poche ore. «E’ vero: stavolta siamo in ritardo, tutto il movimento pacifista e il centrosinistra è in ritardo e questo nostro comportamento è francamente inaccettabile»: il verde Paolo Cento non si nasconde e allora gli si può chiedere se, per caso, su Clementina Cantoni, su questa ragazza milanese di 32 anni, stia pesando il tesserino che portava in tasca, il tesserino di Care International, che la colloca nel grande mondo del volontariato mondiale ma un po’ distante dal giro dei pacifisti italiani. «Non v’è dubbio che con Giuliana Sgrena – ammette Paolo Cento – pesò subito molto la sua appartenenza al manifesto e quanto poi alle due Simone, certo, tutti conoscevamo bene “Un ponte per…”, l’organizzazione cui appartenevano: ma, più in generale, in quei casi tutto scattò immediatamente anche perché parlavamo di Iraq, di una guerra che conoscevamo, mentre qui siamo costretti a tornare di colpo in Afghanistan, in uno scenario tragico che, colpevolmente, avevamo dimenticato».
La situazione è questa: Clementina, qui in Italia, è un po’ sola. Se ne sono accorti anche nella redazione del manifesto , se ne è accorto il direttore, Gabriele Polo: «Per usare una metafora: Giuliana ebbe la fortuna di avere una bella e importante famiglia alle spalle, la nostra, la famiglia del manifesto . Ebbene, ecco: noi siamo pronti ad adottare anche Clementina. Prometto che ci impegneremo a colmare subito questo innegabile, evidente ritardo di solidarietà».
Così anche oggi il manifesto sarà in edicola dedicando ampi spazi al rapimento di Clementina e fornendo quelle dosi di passione, quel genere di informazioni capaci di «ridare forza» al movimento pacifista.
«Stanco. Molto stanco. Tremendamente stanco»: sono le parole di Francesco Caruso, il leader dei Disobbedienti napoletani, che per una volta non trova frasi a effetto: «Purtroppo, ci sembra inutile convocare l’ennesima manifestazione. Purtroppo, ci siamo convinti che o ritiriamo le nostre truppe dai vari scenari di guerra, oppure il nostro destino di Paese complice è segnato».Sono discorsi pieni di amarezza, che lasciano Clementina sola e nelle mani dei suoi rapitori. Per questo Titti Di Salvo, la responsabile delle relazioni internazionali della Cgil, ha scritto un comunicato «pressoché identico a quello che diffondemmo in occasione dei rapimenti delle due Simone e di Giuliana Sgrena». Un invito, una preoccupazione. «L’invito, ai nostri delegati, è di mobilitarsi… La preoccupazione è che il movimento pacifista si faccia trovare distratto…».
Una preoccupazione più che legittima, dice il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, perché tutta la sinistra, tutto il mondo pacifista è distratto davanti al rapimento di Clementina Cantoni. «E una spiegazione, purtroppo, c’è…». Qual è, sindaco? «La ripetizione degli eventi, lentamente, genera assuefazione».
Assuefazione. «Sì, può essere una buona spiegazione…». Enrico Deaglio, il direttore di Diario , torna alle ore, ai giorni in cui rapirono Enzo Baldoni, che con Diario collaborava, e «sono ore e giorni identici a quelli patiti per Giuliana e per le due Simone. E sì, è vero: siamo come tutti assaliti da una spossatezza, da questo senso di dramma infinito e no, non credo conti, spero non conti il fatto che Clementina non sia legata a organizzazioni italiane».
«E poi…». Quello di Marina Sereni, responsabile esteri dei Ds, è quasi un sospiro. «E poi, purtroppo, la vicenda afghana è meno leggibile politicamente di quella irachena».
Tutti in imbarazzo. Tutti con la speranza di non sentirsi fare questa domanda: insomma, a che ora, e dove, e quando avete organizzato il primo corteo per Clementina?Fabrizio Roncone

Tratto dal sito dsmilano, un plauso a chi, da sinistra, cerca disperatamente di non farsi cogliere da spossatezza ed assuefazione.

Alla fiaccolata di oggi, promossa dal Comune di Roma, hanno aderito i sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil, l’Associazione delle organizzazioni non governative, la comunità di S. Egidio, la comunità ebraica di Roma, i parlamentari eletti a Roma, le forze politiche. Altre adesioni stanno arrivando in Campidoglio in queste ore. Saranno in piazza anche Giuliana Sgrena e Simona Torretta, la giornalista del “Manifesto” e le volontarie di “Un ponte per” rapite e liberate in Iraq. Una iniziativa certamente lodevole, con cui la sinistra cerca di emendare la propria “unidirezionalità” su alcuni, ben identificabili temi. E’ un vero peccato, pur se pavlovianamente prevedibile, sentire le note abitualmente stonate di Rifondazione:

E Rifondazione comunista rilancia. “Come nei passati rapimenti, anche questa volta Rifondazione Comunista chiede che siano valorizzati i temi della solidarietà, dell’accoglienza, del lavoro umanitario – dice Gennaro Migliore – e che nel contempo si dia spazio alla vocazione mediterranea del nostro Paese, capace di relazioni culturali tra i popoli. Oggi saremo alla fiaccolata in Campidoglio per chiedere inoltre il ripudio di ogni guerra, per chiedere il ritiro delle nostre truppe, perché è proprio la guerra il presupposto di tanta miseria, tragedia, morte. E’ auspicabile che il governo italiano non si mostri ancora una volta succube degli Stati Uniti”.