Per l’Occidente? Si, ma quale?

Aderire o non aderire? Oppure aderire selettivamente? Oppure ancora, aderire magari facendo propria la considerazione di chi titola il proprio post sull’argomento “Meglio che niente”?
Ci siamo già in parte espressi in materia, in giro per gli altrui blog. La nostra posizione è magistralmente sintetizzata da uno dei migliori blogger italiani. Diciamo quindi che aderiamo al suo “manifesto”, che tuttavia non è e non vuol essere un contromanifesto, anche perché l’indole del suo estensore non è quella del settario disseminatore di divisioni artificiose per amore di polemica.
Vorremmo tuttavia aggiungere altro.

Non abbiamo sottoscritto il manifesto del presidente del Senato non certo per volontà di negare le radici cristiane dell’umanesimo europeo (anzi, diremmo che le facciamo nostre in toto), ma per l’intrinseca debolezza filosofica ed argomentativa di questi punti programmatici, che finiscono col sostenere in modo del tutto strumentale la contingenza politica. Francamente, e dopo aver letto “Senza radici” di Pera e Ratzinger (anche se in realtà si tratta di due saggi separati, con scambio di carteggio finale), e che abbiamo trovato molto stimolante e in ampia misura condivisibile, non comprendiamo quest’ansia di “precipitare” ogni e qualsiasi lettura della quotidianità politica ai bizzarri riferimenti teologici presenti nel manifesto. Non vogliamo essere riduttivi, ma abbiamo l’impressione che esigenze contingenti (la campagna elettorale) abbiano finito col costringere Pera a buttar giù questo pastrocchio assai poco meditato, e soprattutto irrispettoso della umanità di chi si professa laico, e che viene invece spacciato come se fosse un rinnegato mercante di morte. Altro ci sarebbe da scrivere, ma poiché appare del tutto evidente che le critiche più virulente convergono sistematicamente sulla miserrima quotidianità politica, come confermato anche dai deliri che hanno accompagnato la pubblicazione dell’appello (ne citiamo uno su tutti, quello di Liberazione, esempio da manuale di istigazione all’odio, non solo politico), e che trovano puntuale controcanto nella demonizzazione ormai sistematica del pensiero politico dei radicali italiani, crediamo sia meglio fermarci qui.

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