Dottor Ferrante e Mister Hyde

Bruno Ferrante ha deciso di porre il proprio personalissimo ed assai rozzo veto alla partecipazione di Letizia Moratti (su invito dei sindacati) alle manifestazioni milanesi del Primo Maggio:

“Non ho mai visto i padroni sfilare con i lavoratori. La presenza del ministro al primo maggio è una provocazione.” (29 aprile)

Eppure, solo pochi giorni fa, Ferrante scandiva ecumenicamente:

Primo maggio, Ferrante: “E’ festa di tutti, disponibile a sfilare con la Moratti”
“Vedremo se ci sarà l’occasione per stare insieme. Se ci sarà, perché no, io non ho alcuna difficoltà”. Lo ha detto il candidato sindaco del centrosinistra a Milano, Bruno Ferrante, rispondendo a chi gli chiedeva se il primo maggio sfilerà con Letizia Moratti, candidata del centrodestra, che proprio oggi ha annunciato la sua partecipazione alla manifestazione dei sindacati. “Io – ha detto Ferrante – alla manifestazione dei sindacati ci sarò, come c’ero il 25 aprile”. (ANSA, 27 aprile).

Che è accaduto, nel breve volgere di 48 ore? Forse “il Prefetto di tolla” si è accorto di avere qualche problema di numeri nei sondaggi, e sta tentando di intercettare il voto del sindacalismo radicale e dell’area antagonista. Oppure, è stato folgorato sulla via di Montecitorio dal grande afflato unitario del discorso d’insediamento del neo-presidente della Camera. Oppure, ma citiamo l’ipotesi solo per esigenze di completezza statistica, il dottor Ferrante soffre di amnesie, forse causate dallo stress della campagna elettorale. In realtà, è lo stesso candidato unionista a Palazzo Marino a spiegare il motivo del suo repentino revisionismo:

“La candidata del centrodestra spera nei fischi per aumentare il consenso.”

Tutto chiaro, no? Se gli esponenti del centrodestra non partecipano ai cortei del 25 aprile e Primo Maggio sono dei rinnegati fascisteggianti, servi della Reazione Padronale. Se partecipano, e subiscono ogni sorta di contestazione (dal “Libero fischio in libero stato” di pertiniana memoria, utilizzato dai “moderati” ulivisti, al più sbrigativo “Troia, che cosa ci fai qui?”) devono essere stigmatizzati perché colpevoli di strumentale vittimismo, finalizzato ad aumentare il proprio consenso elettorale. Ci sarà mai una “terza via” anche per riuscire a partecipare a queste feste private del 25 aprile e Primo Maggio?

Fortunatamente, la parte sana del sindacato ha immediatamente preso le distanze dal delirio ideologico di Don Ferrante, ribadendo che l’invito è rivolto non a “padroni e lavoratori”, bensì ai due candidati sindaci. Quello che colpisce maggiormente, tuttavia, è l’involuzione ideologica di quest’uomo: per anni grigio burocrate, responsabile unico dell’ordine e della sicurezza pubblica a Milano e, in tale veste, dello sviluppo di quella metastasi di illegalità nota come la favela rom di via Triboniano, oggi trasformatosi in aedo della lotta di classe. Il ricorso a termini propri degli anni Settanta e del marxismo più irrancidito confermano la regressione e la fuga all’indietro della sinistra italiana: alla tradizionale superiorità morale ed antropologica si aggiunge anche l’attribuzione di patenti di legittimità ai propri avversari ed interlocutori. L’unico auspicio è che l’elettorato, a differenza di alcuni suoi rappresentanti o aspiranti tali, sia consapevole di vivere nel Ventunesimo secolo.

Questo post partecipa allo Sleepy Sunday Open Trackback di Andrea.

UPDATE 1 MAGGIO: come ampiamente atteso, Letizia Moratti lascia il corteo dopo le contestazioni. Il prefetto di tolla, dopo essersi lamentato perché il servizio d’ordine della Moratti gli avrebbe impedito di avvicinarsi e stringerle la mano (sic), riesce pure a polemizzare con il sindacato, reo di aver invitato la “padrona”:

“A queste manifestazioni non si va per invito perché non sono dei ricevimenti. Credo che attorno ai valori dell’antifascismo e della libertà e del lavoro, occorre grande coerenza e grande rigore. Non si può giocare su questi valori per comodità elettorali”.

Da prefetto a candidato sindaco, a custode dell’ortodossia progressista contro tutti i deviazionismi ed i cedimenti al nemico di classe, inclusi quelli provenienti dal sindacato, che evidentemente va “rieducato”. Che dire? Meglio, molto meglio (in termini di coerenza) l’ala dura e pura della Fiom che questo burocrate. Come tutti i neoconvertiti, il suo zelo rischia di essere pericoloso.