Federalismo, con juicio

Proprio nel giorno in cui il presidente della Corte Costituzionale, Franco Bile, denuncia il contenzioso “senza precedenti” tra Stato e Regioni, causato dalla famigerata devolution introdotta dal governo Amato a pochi giorni dalle elezioni del 2001 (una riforma costituzionale a colpi di maggioranza semplice, giusto per rinfrescare la memoria), il governo di Romano Prodi decide di impugnare la legge sulla lotta allo smog della Regione Lombardia sulla base di tre aspetti che i ministeri di Interno, Trasporti e Affari regionali considerano illegittimi: i divieti di circolazione (la legge blocca i mezzi non catalizzati a partire dal prossimo primo ottobre), i limiti al traffico e le sanzioni previste.

Un’impugnazione che la Regione Lombardia definisce “paradossale e con motivi inconsistenti”, e che giunge all’indomani dell’accordo fra tutte le Regioni del Nord per combattere l’inquinamento e per fermare la circolazione in tutta l’Italia settentrionale (esclusa la Liguria) il 25 febbraio.

Questa mattina il presidente della Corte costituzionale aveva segnalato che, da quando nel 2001 è entrata in vigore la devolution, con la riforma del titolo V della Costituzione, la Consulta è ogni anno investita da un numero così elevato di conflitti (tra Stato e Regioni oppure da ricorsi in via principale promossi dallo Stato contro leggi regionali o viceversa) che “non ha uguali nel passato“. 

Nel 2006, su 463 decisioni, ben 113 hanno riguardato ricorsi promossi dallo Stato contro leggi regionali o viceversa, e 22 i conflitti di attribuzione tra Stato e Regioni. Il predecessore di Bile, Annibale Marini, l’anno scorso aveva parlato del rischio per la Corte di cambiare ruolo e di trasformarsi da giudice dei diritti a giudice dei conflitti. Ma Bile è molto diplomatico nell’analizzare il fenomeno della conflittualità Stato-Regioni, e segnala che negli ultimi mesi del 2006 c’è stato un ”certo rallentamento” dei ricorsi alla Consulta promossi dallo Stato o dalle Regioni, e comunque è raddoppiato il numero dei casi di rinuncia o di cessazione della materia del contendere (erano 16 nel 2005, sono diventati 31 nel 2006). Naturalmente, il presidente della Consulta non ritiene di interpretare questo fenomeno come conseguenza del fatto che, dalla seconda metà del 2006, esiste maggiore omogeneità politica tra la maggioranza delle Regioni ed il governo centrale, e che molte di esse potrebbero aver improvvisamente ritenuto che non conviene entrare in conflitto con un governo “amico”, anche se il medesimo finisce col comprimere le proprie prerogative ed attribuzioni; allo stesso modo in cui, durante il governo Berlusconi, le regioni governate dal centrosinistra ritenevano opportuno lanciarsi in una conflittualità “per procura” contro Palazzo Chigi. No, per Bile questa interpretazione non vale. Si tratterebbe, invece, di un improvviso soprassalto di “ragionevolezza” da parte delle Regioni:

“Se ne potrebbe desumere – afferma Bile – che lo Stato quanto le Regioni e le Province autonome vadano progressivamente adeguandosi ai principi affermati dalla giurisprudenza costituzionale, in particolare al canone della leale collaborazione spesso decisivo per il superamento delle frizioni successive alla riforma del 2001. La Corte auspica che questa tendenza si consolidi per l’opportuna riconduzione della soluzione dei problemi di competenza alla sede politico-istituzionale tutte le volte che in essa tali conflitti possano trovare più duttili ed articolate modalità di composizione”

Che tradotto vuol dire: brave le regioni, che hanno capito che occorre assoggettarsi alla volontà del governo centrale, l’unica forma possibile di federalismo. Un po’ come con le Authorities, che tanto piacciono a Prodi: indipendenti si, ma dall’opposizione, con l’ulteriore caveat che quest’ultima non sia di centrosinistra.

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Altrimenti, è attentato alla Costituzione ed alla serenità del paese. Ma non definite questo modo di governare totalitarismo soft, ché Sircana se ne adonta.

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