Ne vale la pena?

Vale davvero la pena impiegare parte del proprio (scarso) tempo libero per leggersi il testo del disegno di legge sui “diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi“, una piccola aberrazione logica prima ancora che giuridica e politica, destinata a non essere mai trasformata in legge?
Da dove possiamo iniziare, quindi? Forse dallo sconcerto per un testo senza capo né coda, intriso di ipocrisia, incapace di fornire risposte all’unica tipologia di coppie ai cui problemi di convivenza stabile doveva rispondere: gli omosessuali.
Non ci perderemo in stucchevoli calembour sul nome scelto per il disegno di legge, altri lo hanno già fatto.

“Due persone maggiorenni, anche dello stesso sesso, unite da reciproci vincoli affettivi, che convivono e si prestano assistenza e solidarietà materiale e morale, non legate da vincoli di matrimonio, parentela in linea retta, adozione, affiliazione, tutela, curate o amministrazione di sostegno, sono titolari dei diritti e delle facoltà stabiliti dalla presente legge”.

Inizia così il ddl sui “diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi”. Non c’è spazio per il termine “coppie”, forse troppo sconvenientemente descrittivo. Ma questo è veniale.

Nell’articolato si coglie l’equilibrismo che ha caratterizzato la stesura di questo provvedimento, che dà corpo ad una figura giuridica debole, indeterminata, potenzialmente veicolo di vasta conflittualità in sede civile. Per una coppia etero, è certamente meglio trovarsi un ufficiale di stato civile e sposarsi, per poter godere di tutele piene ed incondizionate dal primo minuto successivo alla celebrazione del matrimonio, e non dover attendere durate variabili di consolidamento del “reciproco vincolo affettivo”. Prendete l’articolo 8, comma 1:

In caso di morte di uno dei conviventi che sia conduttore nel contratto di locazione della comune abitazione, l’altro convivente può succedergli nel contratto, purché la convivenza perduri da almeno tre anni ovvero vi siano figli comuni.

Perchè tre anni? In un matrimonio questo effetto è immediato. Siamo quindi di fronte ad una versione attenuata del vincolo familiare? E se si, perchè, date le premesse ideologiche di questa legge? E ancora, articolo 11, comma 1:

Trascorsi nove anni dall’inizio della convivenza, il convivente concorre alla successione legittima dell’altro convivente.

Nove anni? Cos’è, un test di resistenza?
Riguardo i trattamenti previdenziali e pensionistici, cioè (in soldoni) la pensione di reversibilità ai superstiti, il legislatore è stato a dir poco perfido, realizzando una sorta di contrappasso dantesco:

In sede di riordino della normativa previdenziale e pensionistica, la legge disciplina i trattamenti da attribuire al convivente, stabilendo un requisito di durata minima della convivenza, commisurando le prestazioni alla durata della medesima e tenendo conto delle condizioni economiche e patrimoniali del convivente superstite.

Che è come dire: campa cavallo, che l’erba cresce. Le coppie di fatto dovranno attendere che i sindacati sospendano il loro “non possumus” su tutto quanto riguarda i temi pensionistici, visto che per “riordino” si intende essenzialmente la “razionalizzazione” (altro termine caro all’esecutivo) della spesa, cioè il suo taglio. E come si potrebbea aggiungere qualche altro milione di pensioni di reversibilità ai cinque milioni oggi in essere senza far saltare il banco? Allora, meglio rinviare tutto e mettere nel piatto il Sacro Principio.

E in materia di diritti successori? Qualcuno potrebbe spiegarci perchè una coppia (di qualsiasi tipo), non dovrebbe utilizzare, già oggi, una bella assicurazione-vita che è impignorabile, insequestrabile ed elude legalmente tutte le casistiche di determinazione della legittima?

E’ poi farsesco che, per evitare gli strali vaticani (che tanto arrivano comunque), si sia deciso di consentire anche la dichiarazione di convivenza cronologicamente disgiunta (anche a mezzo raccomandata inviata al partner, cosa che sa molto di pre-contenzioso patrimoniale!), perchè imporre la dichiarazione congiunta e contestuale avrebbe rappresentato una prassi troppo simile a quella di un vero e proprio matrimonio.

Una legge-farsa, partorita da una maggioranza che non riesce neppure a scimmiottare uno dei propri idoli d’argilla, il campione dei “diritti civili” Zapatero (Bonino presente e favorevole all’approvazione del ddl in CdM), e che continua a sopravvivere con operazioni di assoluto cinismo ed ipocrisia, a diretto danno delle categorie di poveri coglioni (con affetto parlando) che hanno votato una coalizione salvifica e moralmente superiore che prometteva fiumi di caffelatte e montagne di marzapane equi e solidali, anche alla quarta settimana del mese.

Una maggioranza talmente ipocrita da sentire il dovere di rassicurare circa il fatto che questa legge servirà a nonnine e nipotini, ad anziane sorelle sole che vivono assieme, o agli immigrati che potranno in tal modo ottenere il permesso di soggiorno per via di ricongiungimento familiare surrettizio, senza nemmeno uno straccio di test sui mezzi di sussistenza. Una legge che serve a tutti, in un’orgia di asfissiante “certificazionismo di Stato”; a tutti, tranne all’unica categoria per la quale andava espressamente realizzata: i gay.

Una maggioranza che riesce a presentare un ddl blindato, frutto di funambolismi di coalizione, proprio su uno dei temi su cui di solito è il parlamento il luogo in cui si forma la libera convergenza delle coscienze dei parlamentari, senza l’aberrazione della disciplina di coalizione su temi etici. Palazzo Chigi val bene un Angelus? Forse, ma così facendo il governo Prodi è riuscito a scontentare tutti, gay e Vaticano. Un capolavoro di strategia, non c’è che dire. Eppure il modello di pragmatismo ed efficacia nella tutela dei diritti c’era, bastava solo copiarlo pedissequamente. Ma, come da noi previsto, era certamente più pagante, per entrambe le coalizioni, giocare allo scontro di civiltà.

Una legge che difficilmente verrà approvata nella attuale formulazione (o meglio, in nessuna formulazione), vista la posizione di almeno due senatori a vita (Cossiga e Andreotti), oltre a quella dell’Udeur di Mastella. E che permetterà all’opposizione di poter lucrare sull’imbarazzante debolezza politica della maggioranza con argomentazioni che forniranno l’ennesima prova di quella arretratezza culturale che (salvo sparute eccezioni) la differenzia dalla Cdu o dal Partido Popular, facendosi guidare in battaglia dalla rozzezza ideologica di qualche ateo devoto che, calzatosi in testa lo scolapasta e brandito il mestolo, suonerà le trombe della Crociata per liberare l’Italia dal Maligno.

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