Da grande voglio fare il disagiato

Prosegue alacremente l’opera di elargizione di mance e prebende alle clientele politiche del governo Prodi, classificata sotto la voce “redistribuzione”, nella sottocategoria “coesione sociale”. Oggi è stata introdotta una nuova fattispecie di spreco del denaro dei contribuenti: il “disagio socio-ambientale”.

Per fronteggiare le gravi situazioni di crisi socio ambientale determinatesi nei territori delle regioni Puglia e Sicilia, sono stati stanziati 12.620.103,19 euro nell’ambito della legge 1 marzo 1986, n.64, recante “disciplina organica dell’intervento straordinario nel Mezzogiorno” (a volte ritornano, ndPh) e ripartiti secondo i criteri della legge 488, lo strumento attraverso cui il Ministero delle attività produttive distribuisce al sistema industriale la gran parte degli aiuti italiani a fondo perduto.

In particolare, le mance odierne serviranno a finanziare gli interventi atti ad affrontare la “crisi socio-ambientale” (??) verificatasi nella Regione Puglia e a realizzare interventi urgenti diretti a fronteggiare gli eventi alluvionali della provincia di Messina. Un decreto del Ministero dell’Economia appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale riporta la ripartizione del fondo di Euro 12.620.103,19, destinando due importi alla Regione Puglia: 2.899.356,47 euro sono messi a disposizione del Presidente della Regione, (San Nikita di Bari), Commissario delegato all’emergenza in materia di gestione dei rifiuti urbani e speciali nel territorio della   Puglia e 9.006.331,60 euro invece verranno gestiti dal Prefetto di Bari, nominato nel 1994 Commissario delegato a fronteggiare la situazione di emergenza nel settore dell’approvvigionamento, dell’adduzione e della distribuzione delle acque, delle fognature, della depurazione, del recapito delle acque depurate e dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani, speciali, assimilabili agli urbani e industriali, tossici e nocivi, e ospedalieri.

Ma come? La regione più economicamente sviluppata del Mezzogiorno non riesce a gestirsi i rifiuti solidi urbani, manco fosse una Campania qualsiasi, altro modello di governatorato di Progresso & Successo? E che dire della vicenda dell’Acquedotto Pugliese, pietra miliare della rivoluzione rifondarola di pubblicizzazione del sistema idrico? Ricordate l’elezione di Vendola alla presidenza della Regione, avvenuta con il punto qualificante di ripubblicizzare l’acquedotto pugliese, trasformato in spa dal governo D’Alema, e posseduto all’80 per cento dalla Regione Puglia ed al 20 per cento dalla Basilicata? Vendola insediò alla sua guida uno “specialista” di provata fede no-global il quale, dopo interminabili discussioni sul sesso degli angeli, cioè sulla forma giuridica dell’acquedotto, per il quale San Nikita voleva inopinatamente mantenere l’assetto di società per azioni, ha gettato spugna ed anatemi.

Nel frattempo, l’Acquedotto è arrivato ad un buco di bilancio di 200 milioni di euro, destinati a pesare sulle tasche di tutti i contribuenti italiani (come si evince da questo provvedimento del governo nazionale), e non solo di quelli che hanno eletto un simile tribuno della plebe alla guida della propria regione. Di buco in buco, l’Acquedotto resta un colabrodo che perde parti significative dell’acqua che trasporta, Vendola è stato costretto ad alzare le tariffe idriche e chiedere aiuto al governo Prodi, e vissero tutti felici e contenti, mentre la rivoluzione continua a mangiare i propri figli. E pensare che nella legge Finanziaria, tra tutti i balzelli idioti introdotti da una maggioranza di termiti eque e solidali, figurava pure una tassa di un centesimo ogni dieci litri di acque minerali imbottigliate, per istituire un “fondo di solidarietà per i progetti di accesso a risorse idriche a livello nazionale e internazionale, soprattutto per i Paesi in via di sviluppo”, per il quale si era trovato addiritttura l’accordo in sede della famosa “cabina di regia”. In effetti, visto che la situazione pugliese è molto simile a quella di un paese del terzo mondo, quel fondo potrebbe tornare utile.

Questa è la prova generale della gestione pubblica delle reti italiane nei servizi di pubblica utilità, il progetto che tanto piace ai neoboiardi prodiani ed al loro padre nobile Scalfari. Per il bene dell’Italia, s’intende.