La voce della saggezza

Lodevole sussulto di onestà intellettuale del ministro dell’Economia. Intervenendo al forum di Confcommercio a Cernobbio, Tommaso Padoa Schioppa ha confessato di essere stato sorpreso dall’ampiezza del recupero dei conti pubblici, certificato anche dalla relazione unificata su economia e finanza pubblica. Per TPS i conti non sono ancora a posto, ma “l’emergenza può dirsi superata”. A noi sembra che l’unica vera emergenza che abbiamo superato è quella della crescita zero, che di riflesso ha piagato anche i conti pubblici, soprattutto nel 2005, e dalla quale siamo usciti (anche se con minor vigore rispetto ai paesi con cui ci confrontiamo) grazie alla forte espansione globale del 2006. In questo senso, il governo Prodi non ha alcun merito nel recupero di gettito fiscale, ed ha anzi il demerito di aver attuato una restrizione fiscale di oltre un punto percentuale del pil che peserà sulla crescita, senza alcuna correlativa riduzione di spesa pubblica, che è anzi aumentata. Riguardo quest’ultimo tema, e dopo aver dato un qualche merito alla Finanziaria tremontiana del 2006 (meriti ancor più rilevanti trattandosi di anno elettorale), Padoa Schioppa pronuncia parole di grande saggezza:

“Abbiamo un problema di dimensione dello Stato, se si tagliano baldanzosamente le tasse bisogna tagliare in modo altrettanto baldanzoso le spese”

Padoa Schioppa sembra quindi consapevole di alcune priorità per rendere la crescita sostenibile, in primo luogo che la competizione globale richiede la creazione di condizioni favorevoli all’investimento diretto estero.

Il nostro paese, in quest’ambito, ha molti, gravi ed irrisolti handicap: dall’eccesso di burocratizzazione all’insufficiente dotazione infrastrutturale, dall’approssimativa tutela dei diritti di proprietà al medievale funzionamento del mercato del lavoro. Non risulta che il governo Prodi abbia finora affrontato alcuno di tali nodi strutturali. Nel frattempo, tuttavia, i nostri competitor europei stanno muovendosi con decisione sulla strada della riduzione della tassazione delle imprese. L’ha attuata la Spagna, la promette il candidato presidente francese Sarkozy, sta per attuarla la Germania. Si tratta di tagli ampi e profondi, finanziati con l’eliminazione di alcuni loopholes quali (nel caso della Germania) la possibilità di dedurre dall’imponibile della casa madre gli interessi passivi su prestiti ricevuti da controllate estere, oltre che da altre misure di ampliamento della base imponibile, secondo la nuova ortodossia della tassazione, fondata su semplificazione ed universalità di applicazione della normativa fiscale.

Ora, visto che l’eventualità di ammodernare l’Italia sul piano burocratico sembra piuttosto improbabile, con buona pace degli stucchevoli slogan sull’apertura di un’impresa in sette giorni, TPS tenta almeno di porre le basi per ridurre la pressione fiscale sulle imprese. Si potrebbe partire dall’Irap, imposta creata da Prodi e Visco nel 1997, che aggiunge 4,25 punti percentuali allo statutory rate del 33 per cento di Ires, e poi scendere ulteriormente.

Siamo certi che questa presa di posizione del ministro dell’Economia provocherà il solito schiamazzo d’ordinanza, con sindacati e sinistra radical-onirica a chiedere di sospendere ogni e qualsiasi discussione su ipotetiche riforme delle pensioni. Ma questa volta suggeriremmo di dare convinto ascolto a TPS, visto che la riduzione della pressione fiscale sulle imprese è ormai divenuta un imperativo anche nella Vecchia Europa, dove la competizione fiscale è stata ufficialmente dichiarata aperta dalla realtà prima che da deliberate scelte strategiche delle élites politiche.

Post pubblicato su l’Occidentale