Teneteli, o si dimettono

Non è che Emma Bonino si sia dimessa. No, più precisamente

“Senza minacciare alcunché, dimissioni o altro, perché sia il presidente a decidere se il mio permanere al governo sia opportuno o comunque compatibile con le ragioni stesse per le quali abbiamo fin qui sostenuto e speriamo di continuare a fare il suo compito e il suo mandato, o se invece lo siano le posizioni conservatrici, quando non reazionarie della sinistra comunista e sindacale.”

Che tradotto dovrebbe voler dire: io non intendo dimettermi, anche perché appartengo ad un partito che non conta una cippa, numericamente e politicamente. Però.

…Però vediamo se riesco a portare a casa qualcosina per la mia setta, chessò, qualche altro sottosegretariato alla Farnesina per qualche giovanotto di belle speranze che ha lavorato all’Onu, mica alla Pizzeria da Ciccio. Ma soprattutto, vediamo se riesco a rubare la scena a Capezzone, che ogni giorno ha la citazione sul Corrierone, perché loro di riformisti liberisti se ne intendono, eccome. Ormai, i digiuni sono merce scaduta, cara Emma. Per rimarcare la propria diversità, consigliamo alla Setta di darsi fuoco in mondovisione. Vuoi mettere, a Capezzone, quanto je rode?

Nel frattempo, il senatore di An Gustavo Selva, già storico direttore anticomunista del Gr2 durante gli Anni di Piombo (“Radio Belva”), ha deciso di ritirare le proprie dimissioni dal Senato, date dopo aver orgogliosamente confessato l’utilizzo di un’ambulanza per fendere il traffico romano ed arrivare allo studio de La7, per esercitare (come dice lui) il proprio mandato parlamentare nelle migliori condizioni possibili.

Selva non si dimette più, perché “è la ggente che me lo chiede“. Se fosse vero, sarebbe la prova provata che ogni paese ha effettivamente la classe politica che si merita. Più prosaicamente, Selva ha deciso di non dimettersi perché, se ciò avvenisse, il suo subentrante, da tempo in rotta di collisione con An, potrebbe passare armi e bagagli al centrosinistra. Meglio non regalare un senatore al nemico. Ma riportiamo per esteso la motivazione di Selva, perché merita:

“I cittadini mi invitano a restare e perciò ritiro le dimissioni. Assumo su di me la responsabilità politica di ritirare le dimissioni presentate con lettera l’11 giugno. Lo faccio per rispetto vostro”. “E’ mio dovere – ha proseguito il senatore di An – e rispetto per voi. Se voi mi assolvete potrebbe sembrare la casta che si autodifende

Impareggiabile. La vita comincia a 81 anni. Come cabarettista.

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Lettura suggerita: The Right Nation, Troppo poco, troppo tardi

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