Castronerie liberalizzate

di Mario Seminerio – © LiberoMercato

Oggi Eurostat, l’istituto di statistica dell’Unione Europea, ha comunicato la stima flash (cioè preliminare) dell’indice dei prezzi al consumo armonizzati per il mese di novembre. La variazione tendenziale (cioè rispetto al mese di novembre 2006) è pari al 3 per cento. Giova ricordare che l’indice euro-armonizzato di un paese può differire, nello stesso mese, rispetto a quello calcolato con metodologia nazionale, pur essendo entrambi calcolati dagli uffici statistici nazionali. L’Italia, secondo l’elaborazione Istat, in novembre ha un indice tendenziale nazionale del 2,4 per cento, ottenuto attraverso un aumento mensile (novembre 2007 su ottobre 2007) dello 0,4 per cento. Capita poi che il ministro dello Sviluppo Economico, Bersani, se ne esca con questo commento che è un ibrido tra il bar dello sport e i trionfalismi dei partiti politici dopo le elezioni, sempre vincenti. Sostiene Bersani:

Non nasconde la preoccupazione neanche il ministro Pier Luigi Bersani, che però trova il modo di consolarsi: l’Italia si conferma «più virtuosa dei suoi partner europei» e questo grazie alle «liberalizzazioni già attuate che hanno fatto da scudo alle tensioni internazionali sui prezzi delle materie prime (cereali e prodotti petroliferi) dovute anche a comportamenti speculativi», è il commento del ministro per lo Sviluppo Economico.

Bene. A beneficio di Bersani e dei lettori forniamo alcuni “dettagli” interpretativi del dato.

In primo luogo, e per comparare mele con mele, l’indice euro-armonizzato per l’Italia è più alto di quello calcolato dall’Istat con metodologia nazionale: 2,5 rispetto a 2,4 per cento. Quindi il confronto va fatto tra il 3 medio euro-armonizzato e il 2,5 per cento italiano euro-armonizzato, e fin qui Bersani avrebbe ancora ragione. In secondo luogo, tuttavia, occorre considerare che l’indice europeo risente delle forti variazioni dei prezzi al consumo in Germania, che non sono frutto di comportamenti “poco virtuosi” del sistema produttivo e distributivo tedesco, bensì di una cosa chiamata effetto-confronto. Un anno fa, di questi tempi, l’indice tedesco dei prezzi al consumo era di poco superiore all’1 per cento. Partendo da questo “scalino”, anche contenute variazioni mensili dei prezzi fanno schizzare il tendenziale. E infatti, l’indice euro armonizzato dei prezzi al consumo tedeschi ha toccato in novembre il tendenziale del 3 per cento.

Ben più interessanti, e rivelatrici della castroneria propagandistica del ministro Bersani, sono le variazioni mensili. Quella tedesca è stata in novembre dello 0,4 per cento, come da calcolo dell’Ufficio Federale di Statistica, esattamente pari a quella italiana calcolata dall’Istat. E pensate, siamo talmente virtuosi e liberalizzati che, a ottobre, la variazione mensile italiana è stata di un poderoso 0,8 per cento, contro il più 0,2 per cento tedesco e lo 0,3 per cento francese. Appuntamento al 14 dicembre per la stima finale dell’inflazione europea, che includerà le variazioni mensili, aggregata e per singolo paese.

Nel frattempo, sentitevi fieri di vivere in un paese liberalizzato. Anche nella propaganda politica.


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