Di farfalle, sismi e nani

L’economia statunitense appare sempre più destinata ad un rallentamento che potrebbe trasformarsi in recessione manifesta nel corso dell’anno. Scordiamoci che Cina e India possano compensare in misura significativa il rallentamento a stelle e strisce, sia per massa critica delle rispettive economie ancora insufficiente, sia per un modello di sviluppo (soprattutto nel caso cinese) ancora troppo poco orientato allo sviluppo della domanda domestica. Meanwhile, nel paese che ha ripreso a correre, qualcuno dovrebbe iniziare a togliersi dalla mente di riuscire a recuperare risorse dall’inasprimento della tassazione sul risparmio: data l’attuale tendenza dei mercati finanziari, i risparmiatori finiranno col godere di robusti crediti d’imposta sulle minusvalenze azionarie collezionate.

A dirla tutta, quel qualcuno dovrebbe anche togliersi dalla mente mirabolanti programmi fintamente redistributivi finanziati col fisco: se il rallentamento alle viste dovesse concretizzarsi, tutto quello che otterremo sarà un sensibile aumento del deficit, grazie al mancato intervento sulla spesa pubblica ed alla mancata destinazione del surplus fiscale a riduzione delle aliquote d’imposta. Se questo scenario prenderà corpo, l’effetto finale sulla corte dei miracoli di Palazzo Chigi sarà esiziale, con buona pace dei miagolii di qualche tigre di carta della cosiddetta “maggioranza” o di improbabili campagne-acquisti senatoriali da parte del leader dell’opposizione.