Piagnoni di prima istanza

Sul Financial Times Ricardo Hausmann, direttore del Center for International Development dell’Università di Harvard, suggerisce una terapia decisamente eterodossa per trattare la quasi-recessione americana. Basta con i piagnistei, dice in sostanza Hausmann: questa crisi figlia di un eccesso di consumi, sorretti da un altrettanto eccessivo indebitamento, non deve essere curata stimolando ulteriormente i consumi con assegni inviati dall’IRS al domicilio dei contribuenti-consumatori. Anzi, Hausmann sostiene: avete consumato troppo e ora non riuscite a venirne a capo? Affari vostri, siete soggetti presumibilmente adulti, pagate dazio. Il profilo di consumo statunitense deve necessariamente flettere per modificare il modello di crescita di lungo periodo del paese.

Occorrono quindi meno consumi e più investimenti domestici ed esportazioni, spinte da politiche espansive perseguite da paesi tradizionalmente in eccesso di risparmio. Precetto piuttosto vecchiotto, quest’ultimo, contro il quale si sono infranti innumerevoli vertici G-7, G-8, convivi sciistici di Davos ed altri pensosi cenacoli globalizzati. Non si ceda ai pianti greci dei banchieri di Wall Street, che soffiano sul fuoco dell’anno elettorale, dice Hausmann. Sul piano dell’intervento fiscale, quindi, Hausmann suggerisce incentivi all’investimento, attraverso soprattutto gli ammortamenti accelerati, per rafforzare la dotazione di capitale del paese e sostenere la sua crescita di lungo periodo. Le banche hanno perso capitale a seguito delle svalutazioni dei subprime, CDO ed altri strumenti finanziari tossico-nocivi? Temete che quel capitale non sia più disponibile per finanziare lo sviluppo del paese? Sciocchezze, anzi bullshit, sembra suggerire Hausmann. Guardate quante trasfusioni da fondi sovrani hanno già ricevuto le varie Citigroup e Goldman Sachs. Gli americani smettano di fare i piagnoni di prima istanza, e di tenere ostaggio Fed e Governo, costretti a scrutarli ossessivamente ogni volta che entrano in un mall.

Opinione sicuramente controcorrente rispetto ad un mainstream mediatico e politico che invoca a gran voce poderose iniezioni di liquidità (che finanzieranno nuovi eccessi), anche in assenza di evidenti deterioramenti congiunturali, come sta accadendo in Europa.