Il rischio della detassazione degli straordinari

Su noiseFromAmerika Alberto Lusiani spiega efficacemente i rischi insiti nel provvedimento di detassazione degli straordinari che il governo si accinge ad approvare. La motivazione del provvedimento (che appare ispirarsi all’analoga iniziativa di Sarkozy) risiede nella condivisibile esigenza di contrastare l’elevata pressione fiscale e contributiva che grava al margine sul lavoro, cioè su ogni ora aggiuntiva lavorata. Il rischio, soprattutto in un paese “creativo” come l’Italia, è quello di abusi potenzialmente catastrofici, per fisco e Inps, provocati dallo spostamento di ore lavorate dall’ambito ordinario (tassato) a quello straordinario (detassato).

Ma ci sono anche altri rischi:

…poiché in Italia la decisione di cosa sia “straordinario”, “premio di produzione” o “incremento contrattuale” viene di fatto presa attraverso la contrattazione sindacale, una tale legislazione delegherebbe ai sindacati le funzioni dell’autorità fiscale. Nello stabilire orari minimi e massimi, tariffe orarie, premi di produzione e costi extra per le ore straordinarie, i sindacati di fatto avrebbero il potere di definire la base imponibile per la parte che attiene al reddito da lavoro dipendente!

Un interessante conflitto d’interesse, non trovate? E c’è un altro effetto collaterale negativo:

Anche dal punto di vista meramente economico, assumendo illusoriamente che i sindacati si astengano dal trarre vantaggio da questa nuova legislazione, ci sarebbe un incentivo mostruoso per le imprese a non assumere nuovi dipendenti ma piuttosto far lavorare di più quelli già assunti. Ci sarebbe un incentivo mostruoso per le imprese a non assumere persone a part-time o a non assumere chi non accetta o non può fare ore straordinarie (magari per impegni famigliari). Questi incentivi non avrebbero motivazione economica alcuna, distorcerebbero senza ragione l’allocazione delle risorse, e sarebbero con ogni probabilità nocivi.

Condividiamo: a livello aggregato, il rischio è quello di un utilizzo intensivo e non estensivo della forza-lavoro. Unendo l’impianto di questa proposta a quella sul quoziente familiare sorge in noi il sospetto che questi interventi siano improntati ad una forma di tradizionalismo dell’organizzazione familiare, con la donna che resta a casa a occuparsi dei figli (che tuttavia in Italia arrivano meno che altrove). Ma il rischio maggiore, se non verranno adottati opportuni correttivi, è soprattutto quello del buco fiscale e contributivo.

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