La crescita inesistente (e i soliti somari de l’Unità)

Oggi Istat ha pubblicato il dato della variazione del pil nel remoto quarto trimestre 2007 e nel primo trimestre 2008. Sulla base delle informazioni finora disponibili (dato definitivo e sua disaggregazione saranno resi noti il 10 giugno prossimo), nel primo trimestre del 2008 il prodotto interno lordo, espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2000, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,4 per cento rispetto al trimestre precedente e dello 0,2 per cento rispetto al primo trimestre del 2007.

Si tratta, come sempre, di una crescita inferiore a quella dei nostri principali competitor europei, oltre che della media dell’Area, con la sola eccezione della Spagna:

Nel primo trimestre il pil è infatti cresciuto in termini congiunturali dell’1,5 per cento in Germania, dello 0,6 per cento in Francia, dello 0,4 per cento nel Regno Unito. In termini tendenziali, il PIL è cresciuto del 2,6 per cento in Germania, del 2,5 per cento negli Stati Uniti e nel Regno Unito e del 2,2 in Francia. Nel complesso, i paesi dell’area Euro sono cresciuti dello 0,7 per cento in termini congiunturali e del 2,2 per cento in termini tendenziali.

E’ di oggi anche il dato di crescita del quarto trimestre 2007, in fortissimo ritardo rispetto al resto d’Europa, dal quale si evince una contrazione dello 0,4 per cento trimestrale, che è data da un meno 0,2 per cento del consumo totale domestico (famiglie e consumi pubblici), da un incremento dello 0,1 per cento degli investimenti, mentre il commercio estero ha sottratto lo 0,1 per cento alla crescita trimestrale. Anche le scorte hanno sottratto lo 0,3 per cento alla crescita, segnalando che le imprese hanno accentuato il ricorso al magazzino per fronteggiare la domanda.

Come già accaduto per gli altri paesi (anche se con un ordine di magnitudine diverso, si pensi alla Germania e, in misura minore, alla Francia), sul rimbalzo del primo trimestre hanno verosimilmente influito le problematiche di destagionalizzazione (che non è una scienza esatta) relative alla Pasqua “bassa”, che potrebbe aver sovrastimato la crescita dei consumi.

Da segnalare l’abituale performance dei somari de l’Unità, che commentano il dato come segue:

Ed è altrettanto da tenere in conto che il quarto trimestre del 2007 ha avuto una giornata lavorativa in meno rispetto al terzo trimestre del 2007 e due giornate in più rispetto al quarto trimestre del 2006. Tuttavia il dato del primo trimestre 2008, cioè prima delle elezioni del 13 e 14 aprile, non è male.

Sfortunatamente per i nostri economisti immaginari, il dato del pil è già corretto per il numero di giorni lavorati. Anche qui: il procedimento di rettifica non è una scienza esatta, ma l’argomentazione addotta dall’Unità semplicemente non esiste. Malizioso il commento sul dato del primo trimestre 2008, che tenta di attribuire al governo precedente il merito di una crescita comunque sottoperformante rispetto ai nostri principali partner europei. Altra chicca del giornale fondato da Antonio Gramsci e rilevato da Renato Soru è questo passaggio:

In termini tendenziali, le esportazioni sono aumentate dello 0,7 per cento, le importazioni sono cresciute dello 0,8 per cento. E da questo punto di vista peggiora la nostra bilancia commerciale extra-Ue per la massiccia importazione di prodotti dalla Cina, evidentemente.

Evidentemente, qui dimentichiamo sempre di connettere il cervello ai polpastrelli delle dita. Questo proclama para-leghista non è suffragato da uno straccio di dato. Certo che all’Unità farebbero bene a pensare che esiste una cosa chiamata import petrolifero, che è particolarmente oneroso e peraltro pare non provenire dalla Cina. Riguardo l’ultimo dato disponibile relativo al commercio extra-Ue, ad esempio, si rileva che l’export italiano verso la Cina è aumentato, nel primo quadrimestre 2008 sul primo quadrimestre 2007, del 14,7 per cento, mentre l’import dalla Cina, nello stesso periodo, è cresciuto di solo il 5,9 per cento. Siamo ancora in deficit bilaterale, naturalmente, ma (a parte il fatto che il deficit bilaterale è influenzato anche da riesportazioni di nostre imprese che producono in Cina), si nota un evidente miglioramento nella dinamica dell’interscambio.

L’Italia continua a crescere meno della media dell’Area Euro, repetita iuvant. Anche per Tremonti, che propone improbabili meta-ricette all’Europa ma dovrebbe preliminarmente analizzare gli ostacoli strutturali alla crescita del nostro paese, perché il problema sta soprattutto lì. E la Cina non c’entra una cippa, soprattutto.