Arriva la cordata e non ho nulla da mettermi

Ieri il governo ha preannunciato di voler trasformare il prestito-ponte a favore di Alitalia in un conferimento a patrimonio netto. Mossa imposta dal fatto che le perdite hanno ormai incenerito il capitale sociale che ammonterebbe, al 31 marzo, a soli 96 milioni di euro. Il governo italiano ha tempo fino al 30 maggio per integrare la richiesta di informazioni provenienti dalla Commissione Europea. Ma i revisori di Deloitte e Touche potrebbero rifiutarsi di certificare il bilancio, per sopravvenuta mancanza del requisito della “continuità aziendale”. Nel frattempo la commedia degli equivoci prosegue.

Oggi l’a.d. di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, ha dichiarato che “si è perso molto tempo a cercare una soluzione: è difficile sapere se la situazione sia recuperabile“, e il presidente di Aeroporti di Roma, Fabrizio Palenzona (che è anche vicepresidente di Unicredit, in quanto presidente della Fondazione CRT) ha confermato l’interesse di ADR per acquisire terreni di proprietà di Alitalia, cioè per la spoliazione del vettore decotto. Ma oggi ha parlato anche Air France, per bocca del suo presidente Jean Cyril Spinetta, che ha detto che la compagnia franco-olandese sta pensando ora soprattutto ai propri problemi interni, in una congiuntura resa difficile dal caro-carburante e dalle incertezze economiche mondiali. Spinetta ha ricordato che il piano di AF-KLM per Alitalia era stato formulato sotto lo scenario del greggio a 86 dollari al barile, e che Alitalia non procede più da tempo alla copertura dei costi del carburante sul mercato dei futures, a causa della onerosità degli impegni finanziari che tale pratica comporta. Spinetta si è anche detto “sorpreso” della “mancata risposta da parte italiana alla gravità della situazione”. Un understatement britannico, evidentemente.

La risposta in realtà c’è stata: un mix di proclami e wishful thinking che testimoniano della crescente disconnessione dalla realtà. Nel frattempo, nel paradiso artificiale costruito a Palazzo Chigi e dintorni su questa vicenda, leggiamo le solite professioni di ottimismo, che seguono di pochi giorni la dichiarazione di “scampato pericolo” per non aver ceduto la compagnia di bandiera al nostro “più pericoloso concorrente sui flussi turistici”. Perché, come noto, in Italia non vola più nessuno, e la market share di Alitalia è quasi monopolistica sulle rotte interne, giusto? Tacciono anche i “patrioti” alcuni dei quali, come il patron di Geox, Mario Moretti Polegato, attendono il piano industriale dal governo, come in ogni paese socialista che si rispetti.

Certamente più interessante la dichiarazione del leghista Roberto Castelli, sottosegretario alle Infrastrutture, a margine dell’Assemblea annuale di Confindustria: “Posso sicuramente testimoniare di cordate disponibili a rilevare Alitalia dopo gli inizi di una sua procedura concorsuale“. Finalmente, viva la faccia della sincerità! Tutti a Roma e dintorni sanno che solo attraverso la Legge Marzano sarà possibile cedere Alitalia ed i suoi preziosi asset intangibili, il brand ed i diritti di volo. E la Lega, ora che Malpensa sta lentamente ma costantemente recuperando, ha ancor meno interesse a mettere soldi pubblici nell’altoforno della Magliana. Speriamo che lo capisca anche Berlusconi, abbandonando toni di nazionalismo economico che sono ormai scaduti nel grottesco. Salvo magari scoprire che questo minuetto è servito solo per portare i libri in tribunale e bypassare i veti sindacali. In quel caso avremmo la prova provata che il premier è un genio.