Cause ed effetti

Il CEO di Total, Christophe de Margerie, nei giorni scorsi ha ammonito i leader occidentali che le sanzioni commerciali imposte all’Iran da Stati Uniti ed Onu sono destinate ad esercitare un impatto sui mercati, e che i leader che assumono tali decisioni devono essere pronti ad accettarne le conseguenze.

“I nostri leader, quando prendono decisioni, hanno bisogno di comprenderne l’impatto, e non solo di sentirsi dire ciò che vogliono sentire. La nostra responsabilità è di dire le cose come stanno. Se volete avere un embargo, l’impatto sarà questo. Se non produciamo gas in Iran, naturalmente ciò avrà un impatto sul mercato.”

As simple as it is, o no?

Total ha negoziato per anni un importante accordo con gli iraniani per il metano, ma non ha potuto finalizzarlo a causa della minaccia di sanzioni unilaterali statunitensi (che colpirebbero le aziende di qualsivoglia nazionalità che decidessero di investire in Iran nel settore dell’energia) e dei vincoli imposti dalle sanzioni Onu. Anche Shell e la spagnola Repsol stanno negoziando un accordo separato con l’Iran sul gas naturale liquefatto (LNG), ma hanno finora rinviato la decisione d’investimento.

Non discutiamo la legittimità delle sanzioni all’Iran: al limite potremmo contestarne la reale efficacia. Ma possiamo e dobbiamo segnalare gli effetti collaterali di tali azioni, soprattutto in un quadro di mercati dell’energia così stressati. Senza considerare che l’Iran potrebbe mirare al nucleare proprio per obiettivi di autosufficienza energetica, e per destinare all’export una produzione petrolifera prevista in flessione, anche per deficit tecnologico del paese se non vogliamo darne la responsabilità al fantomatico Peak Oil. Pertanto l’embargo rafforzerebbe la determinazione a perseguire il nucleare, producendo l’effetto opposto a quello auspicato.

Provate a disegnare un tradizionale grafico di domanda ed offerta, con entrambe le curve molto ripide, come si conviene ai mercati dell’energia nel breve termine e in condizioni di vero (o supposto, all’atto pratico non cambia nulla) Peak Oil. Ora immaginate che l’offerta si riduca (linea rossa verso sinistra, nel grafico qui sotto), a causa di embarghi, terrorismo, fermi tecnici, avverse condizioni meteo, calo della produzione e quant’altro. Contemporaneamente, immaginate che la curva di domanda (linea blu, qui sotto) continui a crescere, spostandosi verso destra. Poi date un’occhiata a dove si posiziona il nuovo prezzo di equilibrio. Speculazione? Può essere, ma in tal caso lo speculatore sarebbe il presidente degli Stati Uniti in persona.

Come direbbero gli americani, questa è MacroEconomics 101. In Italia qualcuno ha bisogno di prendere familiarità con le curve di domanda e di offerta, pare.