Decolla, Marrazzo

Per iniziativa del presidente della giunta regionale, il Lazio si propone tra gli investitori della Compagnia Aerea Italiana, con una quota di dieci milioni di euro. Secondo Piero Marrazzo, la proposta sarebbe addirittura condizionata all’esistenza di “una compagnia competitiva che difenda lo sviluppo del territorio, la newco istituita nell’ambito del piano per il salvataggio di Alitalia”. Non è chiaro cosa Marrazzo intenda quando utilizza l’aggettivo “competitiva”, soprattutto riferendosi ad un’azienda a favore della quale è stato preventivamente disattivato l’antitrust. Riuscire a non essere “competitivi” quando si corre da soli probabilmente riuscirebbe solo in Italia, terra di eroi, santi, navigatori e parassiti.

La seconda condizione ci ricorda invece le belle Pro-loco di una volta, poi divenute Agenzie di Promozione Turistica. Come si “sviluppa” il territorio della Regione Lazio? Promuovendo l’artigianato e le caciotte e sussidiando una linea aerea decotta, secondo Marrazzo. Il quale si inalbera pure, di fronte alle critiche ed agli inviti a ripianare prima i debiti in alcuni capitoli di spesa, come la sanità. “Abbiamo un bilancio di 28 miliardi di euro, di questi 18 di spesa, il deficit della sanità lo ricopriamo con le nostre risorse e investiamo ogni anno circa 500 milioni per lo sviluppo del territorio. La regione ha un bilancio molto ampio”. Che tradotto vuol dire che il bilancio ha rilevanti riserve occulte, disseminate tra un piagnisteo e l’altro.

Marrazzo ha già pensato a tutto: vuole coinvolgere Alemanno, Zingaretti, Moratti e Formigoni in un bel cartello degli enti locali che entrerebbe nell’azionariato di CAI. Ma non si tratterebbe di aiuto di stato, tranquilli: “perchè la regione si troverebbe a livello paritario con il privato. Inoltre, non utilizzeremo tecniche in conflitto con le regolamentazioni dell’Ue perché non presenteremo patti parasociali.” Se le cose stanno in questi termini, significa che l’investimento della Regione Lazio è di tipo finanziario. Ma se è così, ciò non avrebbe senso: il surplus di risorse spendibili dall’ente locale andrebbe utilizzato per rimborsare il debito e ridurre la dimensione del bilancio regionale.

Pensate: stiamo sputando sangue e soldi dei contribuenti per tentare di “privatizzare” Alitalia, lo facciamo naturalmente all’italiana, cioè con un ircocervo avvolto in conflitti di interesse di ogni ordine e grado, e ci riprendiamo pure in casa la manina pelosa pubblica, che invece andrebbe mozzata, pardon, legata? Please. Purtroppo, questo modo di argomentare ci mostra a cosa andrà incontro lo stolto che volesse attaccare il sistema delle holding municipalizzate. Per una volta, siamo con Marco Follini, il tarzan democristiano oggi senatore del Pd che un giorno raccolse per terra il biglietto vincente della lotteria, e lo buttò nello sciacquone:

”La proposta di Marrazzo di far entrare la Regione Lazio nella cordata Alitalia è una spiegazione semplice e chiara delle ragioni per cui noi siamo all’opposizione e Berlusconi al governo. Nella gara delle furbizie è ovvio che il nostro destino è di arrivare sempre secondi”

Che tradotto suonerebbe più o meno così: per governare questo paese occorre essere degli illusionisti, e tra l’originale e le copie è sempre meglio diffidare delle imitazioni. Detto da uno che se ne intende.

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