Un bandito stazionario per la Russia

Un recente articolo online sostiene che la Russia affronterà un difficile avvenire economico a causa della “pratica di ricercare rapidi profitti ed ignorare gli interessi di lungo periodo”. Questa situazione non è una sorpresa per quanti conoscono gli effetti della scarsa tutela dei diritti di proprietà sugli incentivi ad investire su asset specifici e a prendere oggi quanto più possibile perché domani potrebbe non essere più tuo. Pochi asset sono più specifici dei pozzi di petrolio. Investire oggi per massimizzare il valore attuale della futura produzione potrebbe essere scarsamente razionale se domani l’investitore non fosse più in grado di rivendicare la proprietà dei flussi di cassa, ad esempio perché rinchiuso in una cella. In un simile contesto, la massimizzazione dei profitti di breve periodo diviene una mossa razionale, pur se a discapito del valore di lungo periodo del pozzo petrolifero.

Il confronto tra Cina e Russia è a questo riguardo interessante. In Cina, analogamente alla Russia, non esistono formali diritti di proprietà, ma i governanti agiscono più come “banditi stazionari” (per usare la suggestiva espressione di Mancur Olson), mostrando un interesse strategico per la salute economica di lungo periodo della nazione. Ciò potrebbe spiegarsi perché l’élite governativa cinese ritiene di avere un’elevata probabilità di restare in carica per un congruo periodo temporale, e perciò attenua le esazioni di breve periodo per migliorare i futuri “raccolti”. In tal modo, i diritti di proprietà sono informalmente protetti e sicuri (ovviamente in termini relativi, nel confronto tra Russia e Cina). L’élite governante russa, intendendo con tale termine sia la leadership politica formale che l’oligarchia economica che da essa trae la propria legittimazione pro-tempore, agisce per contro come quelli che Olson definiva “banditi saccheggiatori”: insicura delle proprie prospettive future, tende a massimizzare la propria utilità esasperando le acquisizioni di breve periodo, e disinteressandosi del futuro.

Questa chiave di lettura sembra essere confermata ad esempio dalla natura dei contrasti tra gli oligarchi titolari pro-tempore di imprese energetiche ed i loro partner occidentali. L’orientamento al breve termine è alla base della disputa tra i britannici di BP ed i loro partner russi nella joint venture BP-TNK, con i secondi inclini a “mietere” cashflow di breve periodo rispetto alla logica di lungo termine dei primi. Allo stesso modo, l’orientamento al breve termine sembra essere alla base del ridotto tasso d’investimento nell’industria petrolifera russa, che sta causando la stagnazione della produzione. L’orientamento al breve periodo indotto dalla insufficiente tutela dei diritti di proprietà può quindi spiegare la massimizzazione della produzione energetica corrente della Russia. L’approccio predatorio alla gestione delle risorse naturali rischia quindi di essere alla base dell’apparente Peak Oil russo. L’esigenza di stimolare l’investimento per aumentare la produzione potrebbe perciò contribuire anche in Russia alla lenta codifica dei diritti di proprietà ed all’affermazione della loro tutela.

Resta da capire quanto tempo sarà necessario per risolvere l’aporia cinese di un’economia capitalistica con sostanziale (ma sempre più spesso anche formale) tutela dei diritti di proprietà (che Olson considerava il seme dello sviluppo della democrazia), ed un sistema politico ancora risolutamente illiberale.