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Vedi il debito di Napoli e poi paghi

Alla fine, habemus pactum: le tre forze politiche che stanno disperatamente cercando di creare un cartello di progresso e un “fronte ampio” di sudamericana memoria, hanno trovato la quadra: il professor Gaetano Manfredi troverà sollievo alla sua epifania dolorosa, dopo essersi messo a studiare e avere scoperto che la sua città ha un debito, tra emerso e sommerso, di cinque miliardi di euro. Nessun problema: soccorre il “modello Roma”.

È un testo molto denso e strutturato, quello siglato dai tre leader di Pd, LeU e dell’entità convenzionalmente indicata come M5S, rappresentata da un non ancor legale rappresentante (se per quello, neppure ancora investito del ruolo politico), ed ex premier per tutte o quasi le stagioni, al secolo Giuseppe Conte.

Si parte con un preambolo che ricalca la lettera di dolore di Manfredi di giorni addietro, si prosegue con la puntigliosa indicazione degli interventi, declinati secondo i principi di “solidarietà, coesione territoriale ed equità intergenerazionale”. Très vaste programme, diremmo. Sì, lo so: quando sentite la parola solidarietà pronunciata da un politico vi frugate per verificare se il portafoglio è ancora lì, contenuto incluso. Non siate qualunquisti, orsù.

Da Napoli si vede Roma

Questi precetti trovano declinazione operativa nella creazione di un gestione commissariale sul modello di quella di Roma; nel raddoppio a un miliardo annuo dello stanziamento al Fondo per il sostegno all’equilibrio di bilancio degli enti locali, previsto dal decreto sostegni bis; e, nientemeno, in un “piano straordinario per l’assunzione e la riqualificazione di personale da parte degli enti locali, con particolare riferimento a figure professionali dotate di qualificazione specifica”.

Quest’ultimo punto è davvero notevole, converrete: sembra la declinazione locale delle immissioni di competenze per il PNRR, da attuare mediante l’ormai famoso “Linkedin della PA“, qualsiasi cosa ciò significhi. E infatti è così, ma non solo:

Un Piano straordinario per l’assunzione di personale da parte degli enti locali appare necessario ed urgente alla luce della evidente carenza della loro capacità amministrativa di riscuotere le proprie entrate, gestire il proprio patrimonio e soprattutto di programmare e gestire le risorse europee e nazionali per finalità di investimento è storicamente insufficiente, soprattutto nelle regioni del centro-sud.

Quindi, vediamo: ci sono enti locali che hanno “carenze amministrative” e non riescono a riscuotere multe, tariffe e altri corrispettivi per servizi locali. Quindi, che si può fare? Senza indagare se questa voragine di entrate abbia radici multiple, oltre alla “grave situazione sociale” d’ordinanza e se non vi sia stata una certa “rilassatezza” nell’esazione, per vivere e lasciar vivere, si decide che l’apparato amministrativo è un aggregato di “ciucci”, e come tale va supportato. Ingeneroso.

La “rigenerazione amministrativa”

Ma, diranno i più cinici tra i miei lettori, in che modo colmiamo questo buco di competenze? Magari cacciando i soggetti manifestamente inidonei alle mansioni, sostituendoli con altri più preparati? Non pare: immettiamo in ruolo i secondi, di chiunque si tratti, e riguardo ai primi troveremo una soluzione. Del resto, non si può aggravare una già grave crisi sociale mettendo mano a licenziamenti, non trovate?

La chiameremo “rigenerazione amministrativa necessaria per il rafforzamento delle politiche di coesione territoriale del Mezzogiorno”, e direi che, pur se lievemente prolissa, la formula è suggestiva quanto basta per lottare contro il neoliberismo. Il tutto nel nome del PNRR, ovviamente:

Considerando i nuovi compiti che gli enti locali saranno chiamati a svolgere ai fini dell’attuazione del PNRR e delle connesse esigenze di rafforzamento della loro capacità amministrativa, si potrebbe, in linea con quanto previsto dalle disposizioni sopra richiamate, consentire a tutti gli enti locali di procedere ad assunzioni di personale qualificato in deroga ai limiti previsti dalla normativa vigente.
Andrebbero contestualmente individuate apposite risorse per far fronte a tali assunzioni, anche a valere sugli stanziamenti previsti dal PNRR.

Gli enti locali, viene precisato, “sarebbero coinvolti nella gestione di 80 miliardi di euro, pari a circa un terzo delle risorse complessive”, e quindi diremmo che c’è ampio spazio per una corposa “rigenerazione amministrativa”. Sperando che un terzo del PNRR non se ne vada in costo del personale perché sarebbe un non lieve problema, temo.

Diritti d’imbarco, le nuove accise d’Abissinia

Quanto alla gestione commissariale sul modello Roma, si crea la gestione “nazionale”, a cui segregare il debito di Napoli ad una certa data, e che verrebbe alimentata da una dotazione di “almeno 150 milioni di euro annui”, nei desiderata di Letta, Conte e Speranza. La maggior parte della quale a carico dei contribuenti nazionali, e il resto secondo le classiche addizionali Irpef e tributi locali, con una new entry di grande fantasia, una addizionale sui diritti d’imbarco a Capodichino o al porto.

Ma questa addizionale aeroportuale si sommerebbe a quella per il Fondo volo, per pagare la cig al personale Alitalia? Non è che, di questo passo, i diritti d’imbarco diventano un filo esosi per i poveri passeggeri?

Ah, c’è almeno da sperare che questa segregazione del debito pregresso con compartecipazione locale all’onere pur alleggerito non finisca a sua volta, ad una prossima elezione, nel novero del “debito odioso” perché non deciso democraticamente dagli elettori partenopei. Mal che vada, si potrebbe immaginare di ridurre anche il debito di gestione commissariale con qualche prelievo sulle successioni. Alla fine, anche quella sarebbe restituzione, o no?

“Con i soldi dell’Europa”

Che dire? Questo è il documento di tre leader di partito che stanno disperatamente cercando di costruire una specie di coalizione, e che quotidianamente sbattono i denti contro la realtà. Vedremo se diverrà operativo, magari allettando la destra con qualche do ut des, o se alla fine sarà stato solo un documento solenne per imbarcare il recalcitrante professor Manfredi.

Perché c’è il problema sociale e le note inaccettabili sperequazioni nei livelli essenziali di prestazioni, come sappiamo. Sono stato sin troppo facile profeta, quando ho immaginato che la candidatura Manfredi e il disperato tentativo di creare una coalizione che semplicemente non sta in piedi avrebbero fatto leva sui “soldi dell’Europa”. E continuerò a non dirvi cosa accade quando una municipalità negli Stati Uniti va in dissesto. Non siamo mica gli americani, avrebbe cantato qualcuno.

Foto di David Mark da Pixabay

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