Rachitismo

Dall’audizione di ieri dei vertici della nuova Alitalia, Roberto Colaninno e Rocco Sabelli, è emerso soprattutto che il load factor (il coefficiente di riempimento degli aerei) a gennaio è sceso ad un miserevole 43 per cento. Un vero e proprio crollo verticale rispetto al load factor combinato di Alitalia ed Air One nel gennaio 2008. Una contrazione del coefficiente di riempimento di venti punti percentuali che si aggiunge ad un taglio del 42 per cento dei voli offerti dalla combinazione dei due vettori. Quindi, come segnala su Liberalizzazioni.it il professor Ugo Arrigo, un’Alitalia dimezzata rispetto allo scorso anno trasporta solo un quarto dei passeggeri. E lo fa potendo contare sulla soppressione della concorrenza sulla rotta domestica più remunerativa.

Due osservazioni: occorre verificare se questi load factor si ripeteranno anche nei prossimi mesi, o se gennaio è stato un mese outlier, per effetto soprattutto dell’incertezza relativa all’avvio delle operazioni del nuovo vettore ed alle agitazioni sindacali. Un ruolo lo ha certamente giocato l’aggravamento della crisi economica, e fors’anche la percezione (o la realtà) di biglietti troppo costosi rispetto ad esempio all’alta velocità Milano-Roma, che a proprio a gennaio ha registrato un boom di biglietti venduti. Ma soprattutto resta da capire dove si trova il punto di pareggio economico e finanziario della nuova Alitalia. Se non fosse particolarmente basso, per effetto di una feroce compressione dei costi, il rischio di accumulare perdite operative e tornare a bruciare cassa sarebbe realtà, e in quel caso sarebbe solo questione di tempo prima di assistere all’ennesimo psicodramma dell’italianità.

Come sempre, wait and see. Ma certamente aver prodotto enormi oneri per i contribuenti solo per creare una compagnia rachitica verrà studiato negli anni a venire nelle business schools come esempio di psicopatologia antimercatista.

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