Dacci oggi la nostra demagogia quotidiana

“Chiederemo conto all’industria petrolifera dell’andamento dei prezzi della benzina alla pompa” tuonò il ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola, prima di entrare all’assemblea dell’Unione petrolifera ieri a Roma. “Non si puo’ tollerare che il prezzo cresca troppo velocemente quando aumenta il barile di petrolio e troppo lentamente quando cala”.  Vecchie menate, buone per ogni occasione. Questa dinamica asimmetrica di prezzo è stata analizzata dalla letteratura economica, che ha finora prodotto la teoria dei “razzi e delle piume” (rockets and feathers), secondo la quale il fenomeno sarebbe riconducibile al comportamento dei consumatori, nelle fasi di calo dei prezzi meno disposti a fare shopping around alla forsennata ricerca del prezzo migliore. Teoria economica a parte, contano molto altri aspetti.

Ad esempio, la presenza di una rete distributiva razionalizzata, con eliminazione degli impianti marginali e la spinta all’uso del self-service; o la possibilità per i centri commerciali di vendere liberamente benzina, e per gli impianti di vendere il non-oil. Non risulta che il governo abbia ad oggi fatto qualcosa in questa direzione, ma potremmo esserci distratti. Certamente sul piano mediatico per i politici è preferibile fare la faccia feroce “contro la speculazione”, macro e micro, soprattutto ora che abbiamo appreso che la maggioranza degli italiani sembra premiare elettoralmente i proclami, più che le azioni. Ma, come avrebbe detto il buon Ippocrate, anche per un governo dovrebbe valere il principio del “primo, non nuocere”. E quando si decide di aumentare l’aliquota della Robin Tax dal 5,5 al 6,5 per cento allo scopo di fare cassa il rischio concreto, oltre che quello di causare un calo degli investimenti ed un disimpegno delle compagnie, è anche quello di allargare ulteriormente il cuneo di prezzo che separa il nostro paese dalla media europea. Per ora pare che Tremonti voglia graziare i petrolieri (ed i consumatori), ma Scajola si è già premurato di informarci che la Robin Hood Tax “non costituisce un atto di ingiustificato accanimento ma risponde ad una logica di solidarietà e coesione sociale”. Nientemeno.

Chi invece dovrebbe essere libero da esigenze di demagogia sono i giornali. I quali fornirebbero un prezioso servizio se evitassero suggestioni del tipo “Il barile di petrolio è sceso da 144 a 66 dollari in un anno Ma al distributore gli italiani risparmiano solo 25 centesimi” visto che, nel prezzo alla pompa, il costo industriale pesa solo per il 40 per cento e le tasse per il 60, oltre al fatto che le benzine non sono il greggio. Anche se la faciloneria è mondata leggendo l’articolo, i titoli hanno sempre un impatto rilevante sui lettori.

Ci rileggiamo al prossimo proclama.