Divinazioni fiorentine

Quelli che seguono sono gli pseudo bullet points che il vostro titolare ha evidenziato nel corso dell’intervento alle Giornate di Studio nFA. Non preoccupatevi, sono solo congetture, anzi congettuve.

  • Dove siamo – l’espansione dell’indebitamento pubblico appare come una necessaria compensazione della deflazione del debito che ha fatto crollare i consumi privati, innescando il paradosso del risparmio;
  • La gelata dell’interscambio – Il commercio estero è stato letteralmente ibernato sia dal crollo dei livelli di attività indotto dalla crisi che dal credit crunch, con i prestatori che hanno praticamente arrestato il trade finance, cioè il finanziamento degli scambi commerciali con l’estero. I due fenomeni si sono sommati (o moltiplicati), contribuendo al crollo del commercio globale;
  • Ma le borse salgono, perché? – O meglio, sono salite fino ad un paio di mesi addietro, ora ci troviamo in un mercato sostanzialmente laterale. Perché sono salite? Scampato pericolo, derivate seconde, green shoots (i germogli della ripresa citati per primo da Bernanke e divenuti da allora un vero e proprio genere letterario, che Paolazzi ha tentato di importare in Italia, in un recente rapporto del Centro Studi Confindustria;
  • La realtà – Quello a cui abbiamo assistito è un rally di borsa alimentato dalla imponente liquidità che esiste nel mercato, e che non attende altro che di riversarsi su asset “promettenti”, rinviando ad un secondo momento il reality check, o meglio la resa dei conti con la realtà. E questo perché…
  • I mercati hanno scarsa o nulla visibilità degli utili prospettici – I multipli come il price-earnings (P/E) sono estremamente cari, da qualsiasi angolo visuale li si guardi. Dopo il rally, il mercato si è fermato in attesa di capire se, dopo il numeratore, anche il denominatore crescerà in modo robusto;
  • Riparazioni – Il recupero della borsa (agevolato dall’esito benevolo degli stress test di Geithner) ha permesso alle banche americane di mettere in cantiere la riparazione dei propri bilanci, consentendo aumenti di capitale che sono serviti a reggere le svalutazioni di attivi tossici, oltre al rimborso degli aiuti pubblici del TARP. Le banche hanno poi beneficiato sia dei rimborsi da AIG che della riduzione della concorrenza, che ha permesso di applicare, nell’intermediazione, differenziali più ampi tra prezzo-denaro e prezzo-lettera;
  • Enigmi – Sale la fiducia prospettica di famiglie ed imprese, ma l’internal dealing, cioè le vendite di azioni di società quotate da parte dei loro stessi dirigenti sono ai massimi e non accennano a diminuire. Pare esserci un’induzione all’ottimismo che rischia di restare frustrata, se la distruzione di occupazione non si arresterà;
  • Il padre di tutti gli enigmi – Che sta facendo la Cina con le materie prime? Le sta incettando, si direbbe. Perché? Per ricostituire le scorte, ma non solo. Grazie alla forte espansione del credito, ordinata dal governo alle banche, molti manifatturieri cinesi hanno comprato materie prime, sia attraverso strumenti finanziari (gli ETF), sia spot, cioè fisicamente, sfruttando la base teorica esistente tra prezzi spot e prezzi futures (il cosiddetto contango). Anche ammettendo che parte di questi acquisti vada ad alimentare l’investimento infrastrutturale, l’impressione è che ci troviamo di fronte ad una bolla delle materie prime, i cui prezzi non sono elevati in senso assoluto, ma lo sono se rapportati alla condizione di debolezza estrema delle economie in giro per il mondo. E questo rischia di soffocare nella culla quell’ectoplasma di ripresa che crediamo di intravvedere;
  • Cambio di paradigma – Il mondo dovrà abituarsi alla maggiore frugalità del consumatore americano. Per questo motivo, e considerata anche la crisi dell’immobiliare, non si vedono all’orizzonte potenziali drivers di ripresa globale. Da questa premessa discende, quindi, lo scenario più probabile è quello di una ripresa “muta”, a forma di L. A meno di qualche miracolosa innovazione tecnologica, un breakthrough epocale che riattivi gli investimenti.

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