Un sondino per la crescita

Sul Corriere, istruttiva intervista di Sergio Rizzo a Maurizio Sacconi, dove il ministro del Welfare offre il suo manifesto programmatico, spaziando su una molteplicità di temi e con immancabile scorribanda nel campo della precettistica morale e moralistica che lo caratterizza da qualche tempo. L’intervista a dire il vero mantiene uno spessore piuttosto esiguo per tutta la parte relativa alla contrattazione decentrata, ed all’abituale lip service verso la sussidiarietà che è ormai, assieme agli asili-nido ed al quoziente familiare (qualsiasi cosa ciò possa significare a livello operativo), una delle più gettonate giaculatorie della classe politica, senza distinzione di schieramento.

Né appare originale la connotazione “di sinistra” dell’azione del governo, topos introdotto e largamente utilizzato finora da Tremonti e Brunetta, non a caso con Sacconi l’architrave socialista della coalizione pidiellina, per l’occasione ribattezzata “laburista”.  La parte realmente interessante di questa intervista è invece quella in cui Sacconi, con un collegamento logico che pare preso di petto dalla cultura lisergica degli anni Sessanta, illustra i grandi princìpi ispiratori dell’azione del nostro “esecutivo etico”.

Per Sacconi, il sistema economico-sociale ed il suo “vitalismo” poggiano sul concetto di “capitale umano”, talmente ampio da non limitarsi a problematiche quali la formazione permanente, il reddito minimo di cittadinanza, le reti di protezione sociale. Nossignore, questi sono concetti di bieco economicismo illuministico. Il capitale umano, nell’accezione sacconiana, poggia ineludibilmente sul “valore della vita”. Da qui, l’imprescindibile necessità di regolare l’applicazione della Ru486 e (udite udite) le direttive anticipate sul fine vita.

Sapevate che il problema dell’anemica crescita economica italiana, pardon del suo insufficiente vitalismo, è relativo all’assenza di normativa sul testamento biologico? E sapevate anche che la presenza di un sistema di protezione di welfare two-tiered, con insider iperprotetti ed outsider precari a vita dipende dalla insufficiente sperimentazione della pillola abortiva? Con Sacconi siamo proprio avanti: non ci chiediamo come intervenire per rifondare il sistema-paese, ma come invadere gestire armoniosamente la sfera dell’eterodeterminazione della persona.

Naturalmente, questa bislacca ed irritante tesi di Sacconi si squaglia come neve al sole nel momento in cui Rizzo gli obietta che “paesi con regole assai diverse, come l’Olan­da, non sono certo sottosviluppati”. Al che il ministro, issandosi su una parete di vetro, inizia un robusto spuntino a base di cavoli e chiosa: “Come il calvinismo è stato alla base dello spi­rito capitalistico di quel Paese, così i valori della nostra tradizione hanno sostenuto la diffusa im­presa familiare”. Quale possa essere il legame logico di questa affermazione con la necessità di introdurre da subito alimentazione ed idratazione forzate, per “evitare conflittualità parlamentare” (!), sfugge a quanti abbiano una dotazione sinaptica normale.

Tranquilli, italiani: avete un paese economicamente pietrificato e declinante, ma per preservare il vitalismo della società a cui appartenete il vostro ministro laburista del Welfare giudica prioritario mettere un bel sondino nasogastrico al vostro futuro. La scossa al Pil è assicurata.