La guerra dei mondi

Tra le reazioni dei lettori a questo post, ne pubblichiamo due che testimoniano in modo esemplare la polarizzazione del paese.

Scrive il lettore M.B.:

«Un primo ministro corruttore di giudici che sta al suo posto nell’indifferenza generale (una fra le tante..) dimostra che ogni ragionevole “evento traumatico” è già stato consumato. E da molto tempo. E questo precede qualsiasi valutazione sulla necessità e qualità dell’azione di governo di chiunque e sull’inadeguatezza di chi sta all’opposizione. Qui si sta a monte. Di questo ha senso parlare.

Quello del consenso di cui il premier gode è un po’ un falso problema, per me. Non che io sottovaluti il potere e la spietatezza dell’uomo (principale errore che imputo alla sinistra sull’argomento) ma le cose basta farle. Ce ne sono le condizioni e l’interesse generale è quello. Anche perché io invertirei i termini della questione. Fino a quando c’è lui non si va da nessuna parte. Quest’uomo blocca ogni possibilità di evoluzione positiva del nostro paese, sia a destra che a sinistra, dopo averlo massacrato dal punto di vista culturale (e qui il danno è fatto). Politicamente questa è la priorità anche dal punto di vista internazionale. L’unica sulla quale devono convergere gli interessi delle forze migliori che abbiamo, quelle poche. Il consenso popolare io credo svanirebbe in cinque minuti e nel giro di sei mesi i suoi attuali servi, una volta svincolati dal ricatto, diverrebbero i suoi più feroci censori.

Sullo stallo nel dibattito politico su questo tema, concordo che siamo nel famoso cul de sac. Ma non se ne esce con lodi e immunità. Se così fosse, ne saremmo usciti quindici anni fa (e, detto incidentalmente, quando avremmo potuto non lo abbiamo fatto, peccato mortale di Baffino-le-so-tutte-io). Berlusconi pilota il consenso in modo radicale e senza possibilità di mediazione. Se domani decide che è anche alto, tutta l’Italia griderà alla sinistra che lo accusa di essere basso. Poi, qualche paletto bisogna pur metterlo. Io capisco che la politica non sia un pranzo di gala ma ci sono cose che non possono essere derubricate. La storia del ragazzo fa rabbrividire. E possiamo approfondire l’argomento. Qualche servitore dello Stato che ha dato la vita merita il nostro rispetto»

Scrive il lettore C.A.:

«Se è vero che il centro destra si dissolve con la sparizione di Berlusconi, tutto il resto è superfluo. E’ lo scenario su cui si arrotolano le lobbies sinistre (non “di sinistra”), a lui contrarie. Questi sostanzialmente puntano dal dopoguerra a uno scenario in cui gli occasionali avversari perdono “per squalifica”. A quel punto aver un progetto politico è superfluo. La cosiddetta “sinistra” italiana sa di essere oggettivamente minoritaria nel paese. Nei fatti è stata ampiamente cooptata nella gestione del potere. Il blocco di interessi economici e finanziari (banche, grande distribuzione, immobiliari, appalti nelle costruzioni) che ad essa fa capo è sotto gli occhi di tutti, e non bastano le chiacchiere a smentirlo. Ha lamentato per anni di essere stata emarginata dal gioco democratico. Il modo in cui ci è entrata e come si è comportata poi ha confermato che certe cautele non erano ingiustificate. L’operazione Mani Pulite è stata una pulizia etnica della classe dirigente di parte avversa. L’unico dato che onestamente se ne può ricavare è che il sistema di finanziamento illecito dell’ex Pci era decisamente più sofisticato e pervasivo. Un costante bombardamento mediatico dagli ambienti amici ha trasformato questo fatto in virtù teologale da agitare in faccia ai nemici. La cura certosina che la magistratura italiana ha riservato agli interessi del Cavaliere, se applicata al gruppo di De Benedetti o a quello Agnelli avrebbe lasciato effetti devastanti. L’affermazione che sia sceso in campo per risolvere i propri problemi con la giustizia è una stupidaggine iperbolica, visti i guai in cui si è cacciato il Nostro, ma da oggi è pubblicata anche sul Financial Times, quindi è legge. Quanto ai conflitti di interesse, chi è in prima linea a contestarglieli mira a sostituirli con i propri. Molto meglio camuffati e quindi anche più pericolosi. “Abbiamo tre reti tv” contro “Abbiamo una (due tre) banca”? Non mi pare un questione che possa scaldare i cuori.

L’unica certezza è che nessuno ci riproverà. Tant’è vero che sullo stesso schema ragionano ahimè i compagni di strada del Cavaliere. Pensando a uno scenario da 8 Settembre, se lui cade, si portano già avanti con i lavori cercando di conquistare le postazioni sulle alture la battaglia successiva. Il risultato è questa specie di Libano in cui, tutto ciò premesso, a nulla serve una legge che lo metta al riparo dalla magistratura militante. Allo stesso prezzo, più interessante sarebbe una riforma del sistema giudiziario che rompesse il sistema di cooptazione politica. Una radicale riforma del Csm. E soprattutto la separazione delle carriere dei magistrati. Ma non tra giudici e pm. La separazione dalle carriere politiche»

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