La tassa sul banchetto di Wall Street

Non desta  particolare sorpresa il fatto che un socialista come l’italiano Tremonti sospiri sui meriti del posto fisso, ma fa certamente più scalpore che il giornale più anti-tasse e pro-business del globo, il Wall Street Journal, accarezzi l’idea di una windfall profit tax, cioè di una tassa sugli extraprofitti, da applicare alle banche.

E le motivazioni sono pure piuttosto robuste:

«A windfall tax is blunt, arbitrary and something supporters of free markets usually instinctively avoid. Even so, following news that Goldman Sachs Group has already set aside a $16.7 billion bonus pool for 2009, the case for windfall taxes on banks that pay giant bonuses is becoming unanswerable. This year’s bank profits are windfalls in the purest sense. They aren’t the due rewards for exceptional skill but gifts from taxpayers. Many banks are earning huge, risk-free profits borrowing from central banks at ultralow interest rates and lending back to governments at much-higher rates. If this giant, hidden subsidy was being used to support new lending, fair enough. Instead, it looks destined for bankers’ pockets»

Poiché questo è un pasto gratis offerto alle banche dai contribuenti, è l’argomentazione, possiamo pensare a tassarne un parte, viste anche le voragini nei conti pubblici causate soprattutto dalla drammatica situazione del mercato del lavoro. Se pensate che questa proposta sia sinistramente simile alla Robin Tax del compagno tributarista di Sondrio, fatevela passare. I presupposti e le condizioni di mercato erano e sono diverse (soprattutto sul versante dei bonus), anche se il concetto marxiano di sovraprofitto è oggi molto attraente agli occhi di politici in cerca di gettito fiscale. In Italia lo sarebbe ancor di più, visto il clima di revival fanfaniano in cui siamo immersi. Poiché la Robin Tax è già in essere, contiamo di limitare i danni uscendone magari con un capitolo aggiuntivo nella riedizione de La paura e la speranza.

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