Pensioni, perché il contratto unico serve

Su lavoce.info, Tito Boeri presenta una simulazione che illustra la falcidie che le pensioni dei lavoratori con alle spalle una storia di precariato sono destinati a subire. Partendo da diversi scenari di crescita, sempre intorno a quello che oggi appare il potenziale dell’economia italiana, cioè incrementi dell’1 per cento annuo del Pil, ed utilizzando i coefficienti di trasformazione in vigore oggi, Boeri compara due lavoratori-tipo: quello “duale”, cioè il precario che tra i 25 ed i 35 anni di età sperimenta episodi di disoccupazione alternata a lavori a termine, e l’insider, che parte subito con un contratto a tempo indeterminato.

Il risultato è un assegno pensionistico inferiore del 3o per cento nel primo caso. Questa simulazione illustra perfettamente la devastazione previdenziale prodotta dal precariato, e conferma l’esigenza di muoversi rapidamente verso il contratto unico a tutele crescenti nel tempo, dove per “contratto unico” si intende evidentemente l’unificazione dell’aspetto normativo relativo alla risoluzione dei rapporti di lavoro. La finalità di questo contratto sarebbe infatti quella di eliminare o ridurre significativamente il dualismo del mercato italiano del lavoro.

Periodicamente, i governi che si succedono suggeriscono invece, come alternativa, di introdurre contribuzioni figurative per coprire parte dei buchi pensionistici nelle storie lavorative discontinue, ma questi sono rattoppi, che tendono a non risolvere il problema alla radice, ed a delegarlo alla discrezionalità della politica. Senza contare che simili interventi indeboliscono nel lungo termine le finanze pubbliche.

Molto utile anche la proposta aggiuntiva di Boeri:

L’Inps dovrebbe mandare a tutti i contribuenti proiezioni sull’ammontare delle prestazioni che potrebbero ricevere a seconda di quando andranno in pensione e di come andrà l’economia, come quelle nella tabella qui sopra. Servirebbe anche a incoraggiare investimenti in previdenza integrativa e la scelta di lavorare più a lungo. Sono calcoli che l’Inps può fare in modo più accurato, avendo accesso a molte più informazioni di noi.

Serve comunque maggiore consapevolezza della propria posizione previdenziale, anche per permettere ai cittadini lavoratori di esprimere valutazioni sulle scelte di politica previdenziale.

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