Austerità in salsa greca

Mentre si profila un nuovo braccio di ferro tra la Commissione europea ed il governo greco, con la prima che chiede misure aggiuntive ed il secondo che risponde picche, può essere utile osservare da vicino alcune delle azioni di (presunto) consolidamento fiscale che il governo di Atene si accinge ad implementare. In particolare ce n’è una che a noi italiani potrebbe interessare: a partire dal primo gennaio 2011 saranno considerate illegali transazioni in contanti tra privati e/o imprese eccedenti l’importo di 1500 euro.

Soglia invero piuttosto elevata, ma che potrebbe comunque produrre effetti di una qualche entità, se solo il fisco greco fosse in grado di tracciare realmente i pagamenti, cosa che al momento appare piuttosto improbabile. Altra similitudine con il nostro paese, e che discende direttamente dalla prassi di una ubiqua evasione fiscale, è quella di considerare “ricchi” tutti quei contribuenti che altro non sono che una modesta classe media, e che non sono in grado di occultare imponibile. E’ previsto infatti che la massima aliquota marginale Irpef, pari al 40 per cento, si applichi ai redditi superiori a 60.000 euro annui, rispetto ai 75.000 attuali. Nella definizione di imponibile, inoltre, rientreranno tutti i capital gains di breve termine, che saranno quindi tassati ad aliquota marginale.

Riguardo le altre voci di spesa pubblica maggiormente onerose, la manovra è schizofrenicamente populistica: prevede infatti un aumento delle pensioni di circa l’1,5 per cento (eccetto quelle eccedenti i 2000 euro mensili) ed al contempo un taglio delle retribuzioni nominali dei pubblici dipendenti in servizio (cresciute dal 2001 di ben l’88 per cento), compreso tra l’1 ed il 5,5 per cento. Il comunicato governativo tenta di indorare la pillola ai travet di reddito medio-basso, osservando che i tagli saranno compensati dall’aumento delle deduzioni e detrazioni previste per i redditi fino a 40.000 euro annui (per la serie keep it simple, stupid).

Previsto un condono per capitali illecitamente esportati, con aliquota “italiana” al 5 per cento. Dal versante della spesa, è stata adottata la fondamentale misura di un taglio del 10 per cento agli emolumenti di premier e ministri. Nessuna meraviglia che la Ue, di fronte a simili ciclopiche misure, tra le quali non a caso manca ogni riferimento all’innalzamento dell’età pensionabile, abbia oggi chiesto l’adozione di misure aggiuntive. Sdegnosamente respinte dal ministro delle Finanze, Papaconstantinou, con la motivazione che esse sarebbero un incentivo ai mercati a proseguire nell’impallinamento del debito greco. Auguri a tutti.

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