Futuro e socialismo, edizione bancaria

Da alcuni giorni molti politici italiani, dopo frettolosa consultazione dei giornali, hanno deciso che le regole di Basilea III saranno certamente nocive per le imprese italiane; e pazienza che i tempi di implementazione di tali regole sono di oltre un lustro, a partire dal 2013: la vita è adesso. Buoni ultimi a correre in soccorso delle imprese sono due senatori del FLI, Giuseppe Valditara e Giuseppe Menardi, che si dicono “preoccupati per le continue segnalazioni di comportamenti gravemente penalizzanti da parte di numerosi istituti di credito nei confronti di artigiani e piccole e medie imprese”. Che sarà mai successo?

I due angustiati senatori elaborano:

«Ci riferiamo alle garanzie pretese per il fido, per l’anticipo fattura, o di improvvise richieste di veloce rientro economico, senza cambiamenti sostanziali della realtà finanziaria dell’azienda. Tutto ciò mette in crisi un settore vitale dell’economia e va contro gli sforzi che questo governo sta mettendo in atto per favorirne il credito»

Valditara e Menardi non specificano quali e quanti episodi di “rientro veloce” siano stati portati alla loro attenzione: si tratta di aziende sane o decotte? C’è concentrazione geografica e/o settoriale del fenomeno? Alcune banche sono più attive di altre nella prassi denunciata? Conoscere questi piccoli dettagli non avrebbe guastato. L’unica certezza è che è colpa di Basilea III:

«Temiamo che tali requisiti, introdotti per ridurre i rischi speculativi, possono indirettamente costituire un freno allo sviluppo dell’economia reale. Da un lato le nuove misure potrebbero non solo provocare un allungamento dei tempi burocratici che già penalizzano i rapporti banche-PMI; dall’altro potrebbero costituire un pretesto per gli Istituti bancari per chiudere ulteriormente i rubinetti del credito alle imprese, soprattutto di piccole e medie dimensioni»

Domanda a Valditara e Menardi: pur scontando il tasso di burocratismo ottuso che tende a caratterizzare le banche italiane, che interesse avrebbero queste ultime a chiudere il rapporto con aziende solvibili? Ma niente paura: direttamente dal Manuale del Piccolo Statalista Indefesso, ecco i rimedi del Dinamico Duo, grassetto nostro:

«Evitare tali conseguenze è possibile tramite l’introduzione di una serie di misure per disciplinare ulteriormente il rapporto fra banche, artigiani e PMI, riassumibili in tre punti. Primo, la definizione di un sistema più elastico rispetto alle esigenze delle imprese. Per esempio imponendo un tetto massimo, e commisurato alle dimensioni dell’azienda, per le garanzie che gli Istituti di credito possono richiedere; inserendo il progetto imprenditoriale fra i parametri di valutazione della concessione del credito; definendo tempi di rientro certi e non passibili di variazioni estemporanee a discrezionalità degli Istituti.
Secondo, la creazione di un elenco degli Istituti bancari eccellenti nel rapporto con le imprese, consultabile presso il Ministero delle Finanze. Infine, la attribuzione al Ministero dell’Economia del ruolo di referente centrale del rapporto banche-PMI»

In pratica, se queste misure venissero adottate, il legislatore direbbe alle banche come fare le banche, e al diavolo l’autonomia dei rapporti contrattuali privati. Esilarante il “tetto” massimo alle garanzie, non meno del “progetto imprenditoriale” come parametro di valutazione dell’affidamento. E noi che pensavamo che questa strana prassi fosse già in essere. Ma chi valuterà, esattamente, la bontà del progetto, la banca? Il governo? Il parroco?  Il prefetto? Ah, a proposito di prefetti: ma perché quella preziosa iniziativa è stata lasciata morire, proprio ora che le banche stanno cercando di uccidere le imprese, almeno secondo i due senatori del FLI? E poi, davvero siamo certi che i richiedenti credito siano così tonti da aver bisogno di un “albo delle banche eccellenti” per capire a chi rivolgersi? E siamo altrettanto certi che filiali diverse di una stessa banca, collocate in differente contesto geografico, si comportino allo stesso modo nella gestione degli affidamenti? E chi misurerebbe l'”eccellenza”?

Siamo alle solite: analizzare lo scenario ambientale e riconoscere che magari ci sono seri problemi di sopravvivenza per numerose attività economiche è troppo scioccante; stimolare la competizione costa troppa fatica; meglio la scorciatoia di una minuziosa e fantasiosa precettistica neo-collettivista. C’è molto più socialismo che libertà nel futuro dell’Italia, par di capire (da qualunque angolo visuale la si guardi), ma ciò che importa è avere una città da incolpare: ieri Maastricht, domani Basilea. In attesa che qualcuno capisca che i problemi veri stanno a Roma. Da sempre.

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