Il mese scorso alla borsa di Shanghai è avvenuta la quotazione di CXMT, produttore cinese di chip di memoria la cui missione strategica è quella di rompere la dipendenza da fornitori esteri. Ed è stato un clamoroso successo, visto l’incremento di prezzo del 550%, che ha portato l’azione al primo posto per capitalizzazione nelle borse della Cina continentale, balzando avanti al mastodonte Industrial and Commercial Bank of China.
Febbre da IPO
Questa settimana, l’offerta al pubblico delle azioni del produttore di robot umanoidi Unitree, in vista della quotazione che avverrà questo mese, è stata sottoscritta per 5.500 volte la quantità messa a disposizione. Per confronto, il collocamento di azioni CXMT era stato sottoscritto “solo” 200 volte l’offerta. Unitree ha offerto il 10% delle azioni esistenti, raccogliendo l’equivalente di 900 milioni di dollari, per una capitalizzazione iniziale di 9 miliardi di dollari. Il 16% dell’offerta è destinato al retail.
Unitree, fondata nel 2016, è diventata un campione dell’industria robotica cinese — oltre a essere un marchio ampiamente riconosciuto — grazie alle esibizioni di danza, salti e combattimenti dei suoi robot durante le celebrazioni del capodanno lunare. Lo scorso anno, il successo di Unitree ha garantito al suo fondatore un posto in prima fila a un incontro con il presidente cinese Xi Jinping.
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In base ai dati di bilancio, Unitree parte con un multiplo prezzo/utili di ben 219 e un prezzo/vendite di 36. La società lo scorso anno ha venduto 5.500 robot umanoidi, realizzando all’estero il 40% circa del fatturato, di cui circa il 15% negli Stati Uniti. Nel prospetto di collocamento, tra i rischi per il business, è indicata la recente presa di posizione della Federal Communications Commission americana, che ha vietato l’importazione di robot umanoidi, in una evidente mossa anti-cinese. Anche se, per il momento, i modelli esistenti potranno ancora essere acquistati dagli americani.
Questi due boom di collocamento azionario, CXMT e Unitree, segnano la nuova tappa della strategia cinese di sviluppo tech: quella del reperimento di capitali mediante collocamento al pubblico di azioni e obbligazioni. Il momento è certamente propizio: c’è entusiasmo per le azioni legate all’AI, con conseguente boom delle quotazioni azionarie. L’indice Star 50 è aumentato di oltre il 25% quest’anno, contro l’esile 0,8% del benchmark CSI 300. L’interesse crescente arriva anche in un contesto di repressione da parte delle autorità di Pechino, desiderose di limitare l’esposizione dei cittadini cinesi ai mercati azionari statunitensi.
Le autorità hanno creato procedure di collocamento accelerato e favoriscono l’emissione di prestiti obbligazionari: CXMT è passata dalla domanda di ammissione alla quotazione agli scambi in meno di otto mesi, in un processo che in passato poteva richiedere anni. Il fatto che abbia “lasciato molti soldi sul tavolo”, come si dice quando le IPO strappano con violenza nel primo giorno di collocamento (un danno per l’emittente e, soprattutto, per chi lo porta sul mercato stabilendo il prezzo), potrebbe indicare la volontà politica di allettare il risparmio retail.
I regolatori in passato avevano invitato le istituzioni creditizie a fornire finanziamenti stabili alle aziende tecnologiche, pur senza fissare obiettivi quantitativi formali. Ma le banche preferiscono comunque flussi di cassa e redditività stabili, il che svantaggia le startup. Anche questa dinamica potrebbe spiegare perché i regolatori si stanno rivolgendo ai mercati dei capitali.
Sulla strada americana
La Cina sta quindi attivando un canale di funding che sinora è stato quello elettivo degli americani: il mercato dei capitali. Le aziende tecnologiche cinesi hanno raccolto circa 217 miliardi di dollari attraverso offerte pubbliche iniziali e vendite di obbligazioni negli ultimi due anni, secondo stime di Bloomberg. Per ogni dollaro ottenuto, gli omologhi statunitensi hanno raccolto oltre 6 dollari, guidati da aziende come Amazon e Alphabet.
Il cambiamento epocale deriva dal fatto che la Cina ha sinora raramente utilizzato i mercati dei capitali come strumento principale di politica industriale, affidandosi invece a sussidi, incentivi fiscali e investimenti statali. Ma le risorse fiscali, soprattutto locali, sono state utilizzate in modo pesante. Ora si apre la strada ai 26 mila miliardi di dollari detenuti dai cittadini, il più grande patrimonio di risparmi familiari del mondo, mentre le aziende cinesi beneficiano anche di alcuni dei costi di finanziamento più bassi a livello globale.
Nuove quotazioni sono all’orizzonte: Moonshot AI, il cui modello Kimi K3 turba i sonni della Silicon Valley, ha informato gli investitori che si sta preparando a quotarsi già entro sei mesi, mentre DeepSeek ha iniziato a porre le basi per la propria IPO.
La Cina ha un ulteriore vantaggio rispetto agli americani: il basso costo del debito, grazie a una inflazione più bassa e all’ancora abbondante offerta di fondi dal retail. Le principali aziende tecnologiche cinesi quest’anno si stanno indebitando sul mercato obbligazionario con una cedola media di 1,9%, oltre 300 punti base al di sotto dei loro omologhi statunitensi, secondo i dati raccolti da Bloomberg. Si tratta del maggior differenziale da almeno il 2015.
Le aziende tecnologiche cinesi quest’anno hanno venduto almeno 38 miliardi di dollari di obbligazioni onshore e offshore, il numero più elevato per lo stesso periodo dal 2016. Ma questa cifra rappresenta solo circa il 7% dei 578 miliardi di dollari raccolti dai loro omologhi statunitensi, un terzo dei quali da Amazon, Alphabet e SpaceX. Negli USA, lo sviluppo dell’AI viene alimentato dagli hyperscalers. In Cina, se non è lo stato a farlo, ci deve pensare il mercato dei capitali.
New Tech, Old Bubble?
Da qui, la nuova “rivoluzione”, il cui obiettivo è spingere il retail verso l’investimento azionario e obbligazionario legato alla corsa al primato globale tech che il paese persegue strategicamente. Dopo lo sboom immobiliare e la penuria di prodotti di investimento disponibili, il terreno del retail appare fertile. Ma è anche un movimento ad alto rischio di creare una bolla speculativa che potrebbe prima o poi replicare le dinamiche del settore immobiliare. Nel frattempo, per mantenere caldo il momentum, nei giorni precedenti la quotazione di CXMT abbiamo visto all’opera il National Team di intermediari di stato che puntellano le quotazioni azionarie, al bisogno.
Ma il vincolo di realtà resta: chi si quota o raccoglie debito mediante bond deve avere capacità di remunerare il capitale proprio e di terzi, perché va bene il “capitale paziente” ma la pazienza ha un limite. Verosimile quindi attendersi un periodo di inflazione da token anche per i cinesi, che pure hanno sin qui dimostrato di avere un sistema paese in grado di tallonare gli americani spendendo molto meno.
(Immagine creata con ChatGPT)



