Dublino, Islanda

Un articolo di Robert Peston sul sito della BBC fornisce alcuni numeri che dovrebbero togliere il sonno. L’esposizione totale delle banche estere all’economia irlandese è pari a 844 miliardi di dollari, cioè 5 volte il Pil del paese. I maggiori creditori esteri sono le banche tedesche e inglesi, che hanno rispettivamente 206 e 244 miliardi di esposizione al sistema bancario irlandese. In altri termini, le banche tedesche e britanniche hanno prestato alle consorelle irlandesi per importi che eccedono, in entrambi i casi, il Pil irlandese. Parlando di gestione oculata dei finanziamenti.

In termini di crediti diretti interbancari, le banche estere hanno prestato a quelle irlandesi 169 miliardi di euro, altra grandezza che eccede il Pil di Dublino. Queste sono condizioni molto simili a quelle che hanno causato l’implosione dell’Islanda. Anche i soggetti dotati di una fervida fantasia hanno difficoltà a comprendere in che modo, in presenza di continuo deprezzamento degli attivi immobiliari detenuti dalle banche, sarà possibile trarsi d’impaccio continuando a massacrare i cittadini con tagli di welfare e retribuzioni, che a loro volta causano depressione e ulteriore crollo dei valori immobiliari.

La probabilità che Dublino debba ricorrere ai prestiti del Fondo Europo di Stabilizzazione Finanziaria e del FMI cresce di giorno in giorno. In alternativa, provate a ipotizzare l’impatto sulle banche tedesche, britanniche e francesi, di una decurtazione tra il 50 ed il 70 per cento degli importi di cui sopra.

Nel frattempo, Moody’s ha tagliato di 3 livelli il rating delle obbligazioni senior e di ben 6 livelli il rating dei subordinati di Anglo Irish Bank. Forse l’unica azione possibile è fare gli scongiuri.

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