Macromonitor – 14/11/2010

Settimana di ribassi per obbligazioni ed asset class più rischiose, dopo il ritorno in prima pagina di Cina e periferici d’Europa, in un senso di déjà vu che rischia di diventare la costante di questa congiuntura economica.

L’economia cinese sta andando bene ed il suo tasso di crescita sta rimbalzando in modo convincente, dopo la pausa del secondo trimestre. Ma la Cina mostra anche situazioni di surriscaldamento congiunturale, che hanno prodotto il recente rialzo dell’inflazione (giunta al 4,4% tendenziale). Le conseguenze sull’economia globale deriveranno dal modo in cui Pechino gestirà questo surriscaldamento, potendo scegliere tra tirare il freno o utilizzare una serie di strumenti per ridurre la pressione.

Le nuove pressioni sulla periferia di Eurolandia appaiono la ripetizione della “tragedia greca” della prima parte dell’anno. L’Irlanda pare sempre più vicina ad accedere all’aiuto congiunto del Fondo Europeo di Stabilizzazione Finanziaria e del Fondo Monetario Internazionale. Ma anche in questo caso valgono le cautele di cui si è detto nel caso greco: aiutare un debitore con nuovo debito non serve a ricostituirne il merito di credito. Le ricorrenti crisi tra membri dell’Unione monetaria europea stanno forzando i paesi dell’Eurozona a creare un meccanismo permanente di risoluzione delle crisi. In prima fila la Germania, che non intende fare partecipare i propri contribuenti ai problemi di altri paesi e chiede pertanto che gli investitori partecipino ad un eventuale default sovrano, subendo decurtazioni ai propri crediti. Ma è altrettanto chiaro che, senza maggiore integrazione politica e fiscale, l’Unione europea resta una struttura intrinsecamente fragile ed incline alle crisi.

Sul mercato obbligazionario, la settimana ha visto ampi allargamenti degli spread, con recupero finale sulle voci di accesso dell’Irlanda ai fondi di emergenza. Ad oggi, la domanda-chiave è se i problemi irlandesi determineranno una estensione della crisi di fiducia anche a Portogallo e, soprattutto, Spagna. Gli spread sovrani spagnoli sono elevati ma ancora inferiori ai picchi dello scorso giugno. Le banche spagnole hanno dimezzato negli ultimi tre mesi la propria dipendenza dal finanziamento della Banca centrale europea, mentre l’opposto è accaduto per le banche irlandesi. La settimana ha visto anche un rimbalzo dei rendimenti sui Treasuries statunitensi, per i timori legati alle pesanti scadenze di rifinanziamento. Si attende di verificare se l’azione della Fed, con la seconda parte dell’easing quantitativo, si svolgerà secondo quanto previsto da Ben Bernanke.

Sui mercati azionari, l’avversione al rischio causata dalla crisi irlandese ha determinato un aumento degli indici di volatilità implicita, quali VIX e VSTOXX, che tuttavia restano ancora nella parte bassa del corridoio segnato quest’anno. E’ tuttavia possibile che i settori (Tecnologia, Materie prime) e le aree geografiche (emergenti) finora maggiormente premiati dagli investitori possano essere penalizzati nel breve periodo.

Nel credito, le obbligazioni finanziarie europee hanno sofferto l’acuirsi della crisi irlandese e dei periferici. Le novità di regolamentazione attese per i prossimi due-tre anni continueranno a giocare un ruolo rilevante sui mercati europei, con i titoli bancari senior che potrebbero subire la pressione delle proposte tedesche di compartecipazione alle perdite, oltre al pesante calendario di nuove emissioni bancarie previsto per i prossimi due anni, pari ad una media di circa 95 miliardi di euro a trimestre, tra carta senior ed obbligazioni garantite dallo stato che giungeranno a scadenza.

Sul mercato dei cambi, l’incertezza sui tempi di accesso dell’Irlanda ai fondi di emergenza ha guidato il rafforzamento del dollaro contro euro, ponendo in secondo piano, per il momento, le tematiche della nuova espansione monetaria americana. Un protrarsi delle indecisioni europee sul salvataggio dell’Irlanda, l’emergere di situazioni di ricaduta in recessione causate da alti tassi, il mancato conseguimento degli obiettivi di stretta fiscale ed il fallimento di alcune aste di titoli pubblici sono tutti elementi che potrebbero innescare una crisi finanziaria e di fiducia, e conseguentemente un marcato indebolimento dell’euro. Per contro, la rapida risoluzione della crisi irlandese e la creazione di un meccanismo fortemente condizionato di gestione delle crisi sovrane riporterebbero il focus del mercato sulle debolezze del dollaro.

Le materie prime hanno anch’esse subito una marcata correzione sui rinnovati timori di una crisi dell’Europa periferica e della nuova stretta cinese. Pechino ha alzato il coefficiente di riserva obbligatoria di 50 punti-base, ed altri rialzi sono attesi a inizio 2o11. La Cina è la principale fonte di domanda di materie prime industriali, che potrebbero quindi essere le vittime di una stretta per combattere l’inflazione. Malgrado questo scenario di rischio per l’asset class, la domanda cinese di petrolio potrebbe comunque restare forte nel breve periodo in quanto sorretta da alcune misure di efficienza energetica decise dal governo, che sta limitando l’accesso alle forniture di elettricità per alcune industrie energivore, costringendole quindi a ricorrere a generatori diesel.

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