Irlanda, cosa è andato storto – 2

Il governatore della banca centrale irlandese, Patrick Honohan, quasi due anni addietro aveva già perfettamente identificato le cause del crack creditizio del suo paese. Tecnocrate posto alla guida della banca centrale di Dublino interrompendo (ma solo a causa di una drammatica emergenza) una consolidata tradizione di docili esponenti del Tesoro chiamati a ricoprire quel ruolo, Honohan a inizio 2009 realizzò un paper per la World Bank dal titolo What Went Wrong in Ireland?, nel quale spiegava che la crescita del paese, originariamente sana e basata su robuste ricette di supply side, è stata dirottata dalla hubris di un istituto di credito (Anglo Irish Bank), presto imitato dalle consorelle, al quale è stato consentito di crescere in modo patologico ed “islandese”.

Due dati sono sufficienti per dare la misura di quello che era un disastro annunciato:

«Nel 2006, un terzo di tutti gli acquirenti di prima casa avevano mutui pari al 100 per cento (del valore dell’immobile), e due terzi erano sopra il 90 per cento. L’affidamento del sistema bancario sul finanziamento estero è cresciuto dal 10 per cento del Pil nel 2003 al 60 per cento nel 2008»

La bolla creditizia era ovviamente sorretta da tassi reali negativi:

«L’appartenenza alla Eurozona certamente ha contribuito al boom immobiliare ed al deterioramento della competitività salariale. I tassi d’interesse reali dal 1998 al 2007 sono stati in media pari a meno 1 per cento (comparati con oltre 7 per cento all’inizio degli anni Novanta)»

Con simili premesse, l’Irlanda era divenuta una bomba ad alto potenziale e miccia corta. Tutta la ricostruzione di Honohan, di cui non conoscevamo il paper, coincide peraltro perfettamente con la nostra analisi, incluso l’affidamento delle casse pubbliche a tributi immobiliari. Il governo, cullato dall’illusione di un boom senza precedenti nel gettito fiscale sulla proprietà immobiliare e sulle società, non ha ritenuto di intervenire per correggere la bolla creditizia, fino alla resa dei conti di oggi.

Ora sta per arrivare il bailout multilaterale, si dice possa toccare i 100 miliardi di euro. Sarebbe il 60 per cento del Pil del paese, come se gli Stati Uniti ottenessero 9000 miliardi di dollari di aiuti. I libri di storia, non solo quella economica, racconteranno questa “era delle bolle” come una follia che pagheremo molto cara.

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