Macromonitor – 5/12/2010

Questa settimana, i mercati rischiosi sono cresciuti e le obbligazioni sono arretrate prima dei dati sul mercato del lavoro statunitense di venerdì, quando si è verificata un’inversione di tendenza a seguito della deludente creazione di occupazione nel mese di novembre. Il bilancio settimanale resta tuttavia positivo per azioni e materie prime, e negativo per le obbligazioni. Restano in essere attese di sorprese positive per la crescita globale, il prossimo anno, ma l’andamento persistentemente deludente del mercato del lavoro statunitense, unitamente alla stagionalità di fine anno, tolgono parte delle argomentazioni rialziste, almeno nell’immediato.

I mercati obbligazioni periferici europei continuano a giocare un ruolo perturbatore, in una altalena tra speranze che le autorità dell’area euro aiuteranno gli investitori attraverso acquisti su vasta scala (simili a quelli della Fed) e timori che vengano invece forzate ristrutturazioni di debito sovrano. E’ tuttavia probabile che la soluzione ultima sia di tipo fiscale e non monetario, attraverso cioè la creazione di una autorità fiscale centrale europea, magari a partire dalla struttura del Fondo Europeo di Stabilizzazione Finanziaria. Ma è altrettanto probabile che la crisi debba significativamente peggiorare, estendendosi a tutti i membri di Eurolandia ad eccezione della Germania, prima che l’Unione si impegni ad una maggiore integrazione fiscale.

Le implicazioni di medio-lungo termine della crisi sovrana dell’euro sono continuo stress creditizio, contagio ad altri mercati obbligazionari, riduzione dei costi di indebitamento dei maggiori corporates al di sotto di quelli dei rispettivi sovrani; ed un movimento di “fuga verso la qualità” oggi rappresentata dai paesi emergenti.

Sul mercato obbligazionario, come detto, altra settimana di forti turbolenze, terminata con spread in vistoso restringimento grazie a speculazioni sull’aumento di acquisti da parte della Banca centrale europea. Anche l’esito complessivamente positivo di un’asta spagnola di titoli pubblici ha concorso a rasserenare temporaneamente il clima, innescando verosimilmente un movimento di chiusura di posizioni corte sui titoli periferici di Eurolandia. In prospettiva, tuttavia, le tensioni sono destinate a permanere, poiché né l’eventuale credito fornito da Ue e FMI né gli acquisti della banca centrale risolvono il problema fondamentale della solvibilità, che oggi riguarda soprattutto Grecia ed Irlanda. Un pesante calendario di scadenze di titoli pubblici portoghesi e spagnoli, la prossima primavera, potrebbe rappresentare il prossimo punto di pressione sulla costruzione europea.

A livello globale, le obbligazioni hanno visto nuovi ribassi, causati da dati economici più forti del previsto, riduzione di posizioni indotte dalla fine d’anno, deflussi dai fondi comuni obbligazionari. I programmi di acquisto della Fed sono destinati a supportare il reddito fisso, ma la tendenza al rialzo dei rendimenti potrebbe proseguire. Sui mercati emergenti le pressioni inflazionistiche si intensificano, spingendo le autorità monetarie a nuove strette che limitano il potenziale di apprezzamento di breve periodo dell’obbligazionario.

I mercati azionari sono in rialzo nella settimana, mentre il credito è atteso riprendere nel 2011 la propria tendenza alla riduzione degli spread, supportata dalla graduale ripresa economica e dal miglioramento dei fondamentali. Nel comparto High Yield, in particolare, la forte domanda degli investitori, un calendario di rimborsi molto contenuto e l’ampia liquidità degli emittenti contribuiscono a tenere bassi i tassi di default attesi per i prossimi due anni.

Riguardo le materie prime, settimana caratterizzata da robusti rialzi, dopo la correzione di metà novembre. Le condizioni di ristrettezza di offerta per molte materie di base e la ancora robusta domanda proveniente dai mercati emergenti sostengono le quotazioni. Riguardo il petrolio, in particolare, la domanda dei paesi emergenti potrebbe indurre l’Opec a toccare livelli di produzione visti l’ultima volta durante il rialzo delle quotazioni del 2008, in un contesto di progressiva riduzione delle scorte.

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