La Bce in via di intossicazione

La scorsa settimana la Banca centrale europea ha acquistato titoli di stato per quasi due miliardi di euro, precisamente per 1,965 miliardi. Si tratta dell’ammontare più elevato da 22 settimane, e verosimilmente composto da titoli irlandesi, portoghesi e forse spagnoli.

Domani l’istituto di Francoforte procederà alla consueta asta di sterilizzazione della liquidità così creata, accettando depositi a termine di una settimana per un importo di 69 miliardi di euro, il controvalore delle operazioni di acquisto sul mercato secondario di titoli governativi effettuate dallo scorso 10 maggio, quando prese il via il programma.

Il problema è che, sui mercati obbligazionari, si sta creando una vera e propria mutazione genetica tra emittenti sovrani. Gli investitori si liberano progressivamente dei titoli della euro-periferia, puntando decisamente solo sull’Eurolandia core, cioè soprattutto la Germania. Ciò vuol dire che ci sono paesi che stanno perdendo (o hanno già perso) la propria base di investitori internazionali, senza che ne sia emersa una alternativa. E’ stato così per la Grecia, è così per Irlanda, Portogallo e (probabilmente) Spagna.

Anche se controlla gli aggregati monetari sterilizzando diligentemente la liquidità che mette in circolo attraverso questi acquisti di titoli di stato, la Bce non è in grado di controllare l’aspetto creditizio delle operazioni. Che accadrebbe al bilancio dell’Eurotower se Grecia e Irlanda (e domani Portogallo e fors’anche Spagna) giungessero al default? Che la Bce dovrebbe essere ricapitalizzata dai paesi membri di Eurolandia.

Come già accaduto alla Fed, quindi, la Bce sta subendo un progressivo deterioramento della qualità del proprio attivo, anche se finora si tratta di importi relativamente poco preoccupanti. Ma immaginate che accadrebbe se Trichet decidesse di procedere ad operazioni-monstre per 1000 o 2000 miliardi di euro, allo scopo di salvare la Spagna o anche l’Italia.

Ancora una volta, il meccanismo così non funziona. Urge un enorme sforzo di fantasia per evitare il disastro. Ma con elevata probabilità gli E-bond di Juncker e Tremonti non sono la risposta. Ne riparliamo domani.

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