Macromonitor – 9/1/2011

Il 2011 si è aperto su una nota positiva, con dati economici più forti del previsto, azioni in rialzo ed obbligazioni in ripiegamento. Dopo un 2010 apparso soprattutto come un rimbalzo guidato dal massiccio stimolo globale, manifattura e ciclo delle scorte, quest’anno si attende la ripresa del settore dei servizi e (ove possibile) dei consumi, puntellati dal miglioramento nella crescita dell’occupazione nel settore privato. La scommessa dell’anno è quindi la transizione dalla ripresa all’espansione, e su di essa sembrano concentrarsi le previsioni di analisti ed osservatori.

Ciò premesso, è tuttavia improbabile che l’anno sia tranquillo. Le due maggiori minacce allo scenario centrale (debito sovrano dei paesi sviluppati ed inflazione dei paesi emergenti), continueranno a giocare un ruolo rilevante, alimentando rischi di contagio.

Sul mercato obbligazionario, prezzi in calo a inizio settimana e ripresa successiva alla pubblicazione di un dato non eclatante sulla creazione di impieghi statunitensi nel mese di dicembre. Nelle scorse settimane il mercato americano ha visto deflussi dai fondi obbligazionari a favore di quelli azionari, al consolidarsi dell’ottimismo sulle prospettive economiche, ma l’entrata in una vera e propria fase ribassista per le obbligazioni richiederà un’inflazione crescente ed una esplicita stretta monetaria da parte delle banche centrali. Al momento, malgrado il recente rialzo dei prezzi al consumo, nessuna di queste due condizioni sembra prossima, nei paesi sviluppati.

Gli spread dei paesi periferici di Eurolandia hanno subito l’ennesimo allargamento, anche se Spagna e Portogallo hanno comunicato di essere in grado di centrare gli obiettivi di deficit per il 2010. Ulteriori pressioni sono derivate dall’annuncio della proposta della Commissione europea di imporre perdite agli obbligazionisti senior di banche in dissesto. Secondo alcuni analisti l’eventuale perdita del sostegno governativo implicito potrebbe costare 3-4 livelli di declassamento nei rating senior delle banche europee. Il nuovo regime (se mai dovesse concretizzarsi) non si applicherà che tra alcuni anni, ed escluderà il debito oggi in essere. Malgrado ciò, gli spread del debito bancario senior si sono allargati considerevolmente durante la settimana, replicando la risposta dei bond governativi periferici alle proposte di condivisione del dissesto avanzate in ottobre. Come dimostrato dal caso irlandese, lo scorso anno, situazioni di deterioramento delle condizioni di finanziamento delle banche aumentano la pressione sul debito sovrano, e viceversa.

Nuovo rialzo del mercato azionario su dati economici migliori delle attese, pur se con ripiegamento sui dati dell’occupazione statunitense. La prossima settimana inizia la reporting season americana del quarto trimestre. Cautela sui mercati azionari emergenti, che hanno visto negli ultimi due mesi una crescita in rallentamento rispetto a quella dell’azionario dei paesi sviluppati. L’eventuale intensificarsi della “guerra delle valute”, con l’adozione di controlli sui capitali in entrata potrebbe causare volatilità per i mercati dei paesi emergenti.

Riguardo il credito, nuovo allargamento degli spread sui bond finanziari senior europei, che si sono portati in prossimità del record segnato prima del collasso di Lehman. Le banche europee sembrano destinate a soffrire ancora, date le incognite sul contagio della crisi sovrana, gli elevati fabbisogni di finanziamento e le proposte di bail-in in caso di dissesto. Appaiono per contro ancora ben posizionate le obbligazioni High Yield, che dovrebbero beneficiare della graduale accelerazione nella crescita, minori esigenze di rifinanziamento, consistenti afflussi di portafoglio e basso tasso di default atteso anche per quest’anno. Le obbligazioni HY sono inoltre meno minacciate dal rialzo dei rendimenti sui Treasury statunitensi, con i quali hanno una correlazione storicamente negativa. Questa settimana l’indice dei credit default swap dei paesi emergenti è stato scambiato per la prima volta su livelli inferiori a quelli dell’indice sui sovrani dell’Europa occidentale, grazie al miglioramento dei fondamentali e basse emissioni di debito pubblico attese per i paesi emergenti quest’anno.

Le materie prime sono risultate in calo di circa il 2 per cento questa settimana, su timori che la stretta monetaria in atto in Cina possa determinare un calo della domanda. Anche le voci di regolamentazione per impedire a singoli operatori di detenere rilevanti quote dello stock di materie prime presso le borse merci ha contribuito al ridimensionamento delle quotazioni.

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