Poltrone e sofà

Italia, land of opportunity. Non c’è solo la giovane Nicole Minetti che, in attesa di ascendere alla poltrona più alta della Farnesina, si esercita nella creazione di albi professionali (a breve anche quello, nuovissimo, di lap dancer in villa). Né c’è solo la più attempata Maria Grazia Siliquini, che ha appena opposto il gran rifiuto a lasciare il parlamento per entrare nel consiglio d’amministrazione di Poste italiane, azienda la cui complessità la Siliquini peraltro padroneggiava agevolmente.

Tra i ranghi dei Responsabili (il gruppo parlamentare che plasticamente rappresenta il disfacimento della politica italiana e quello del suo istrione in capo, Silvio Berlusconi, tanto più numericamente blindato quanto più politicamente castrato – tranne che per sue personalissime esigenze), si annida Antonio Razzi, il multicrinito chietino eletto nel collegio estero di Lucerna con l’Italia dei Valori di Tonino Di Pietro (l’uomo che ha un’innegabile expertise nella selezione del proprio personale politico). Intervistato ieri l’altro da Danilo Scarrone per il Tg3, nel bel mezzo delle votazioni per il processo breve a cui i Responsabili hanno partecipato con grande impegno (“perché c’è la guerra in Libia e l’immigrazione dalla Tunisia, la crisi economica e non possiamo andare a votare ora”), alla domanda “Adesso che lei è qui a votare per la maggioranza, cosa si aspetta?”, ha risposto: “Un incarico di governo”. Ed alla successiva domanda: “Va bene, ma quale incarico? Cosa preferirebbe?”, ha replicato: “Non importa, basta che vado al governo”.

Perché le competenze specialistiche sono tutto, nelle società complesse.

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