di Vitalba Azzollini

Dopo le “parole” del contratto di governo – e in attesa delle “opere” – può essere utile considerarne anche le “omissioni”. Una in particolare, circa un tema ricorrente negli ultimi anni: la trasparenza dei finanziamenti alla politica. Di Maio era sembrato averla molto a cuore nel corso della campagna elettorale, soprattutto con riferimento a fondazioni e casse dei partiti. Del resto, nel 2016 il movimento aveva pure presentato un disegno di legge al riguardo.

di Vitalba Azzollini

La regolazione nazionale rappresenta un’inesauribile fonte di riflessioni non sempre edificanti. A indurle bastano talora, come in questo caso, un paio di notizie rinvenute casualmente e qualche approfondimento utile a capire meglio. Le notizie da cui si sono prese le mosse riguardano, da un lato, l’ordinanza (n. 244 del 24/11/2017) con cui la Consulta ha dichiarato manifestamente inammissibili le questioni di legittimità costituzionale relative a un articolo della legge sull’abolizione del finanziamento pubblico diretto ai partiti (l. n. 13/2014); dall’altro lato, la morosità verso il Partito Democratico di Pietro Grasso e altri, debitori di cospicue somme da versare in forza delle regole del partito.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

vediamo che Ella non è per nulla stupito, in quanto non ingenuo, della circostanza, ricordata da Franco Bechis sul suo blog, che il PD chieda ai nominati nei consigli di amministrazione delle società partecipate da enti pubblici una erogazione “liberale” (ma obbligatoria, come precisano Marco Palombi e Carlo Tecce su Il Fatto Quotidiano: “I manager nominati dal Pd obbligati a finanziare il partito”) al partito.

Nuova esaltante vittoria del M5S in sede legislativa. La Commissione Affari Costituzionali della Camera ha approvato un emendamento del deputato pentastellato Claudio Cominardi che prevede che gli amministratori di società partecipate pubbliche con bilanci in perdita non possano percepire alcun bonus. Non è fantastico, tutto ciò? Come sempre, il diavolo si nasconde nei particolari, e la scarsa o nulla alfabetizzazione economica dei nostri parlamentari fa il resto.

Nella nuova Smorfia italiana, pare proprio che per il nostro esecutivo il 26 sia un numero magico, quanto e più di 80 (o di 18). La tassazione sui frutti del risparmio su strumenti finanziari differenti dal debito pubblico (le cosiddette rendite finanziarie pure) è stata portata quest’anno al 26%. Identica aliquota pagano le Casse professionali, mentre i fondi pensione del secondo pilastro godono della aliquota “agevolata” del 20% (era 11,5%), e quindi dovreste essere grati solo per questo. Ma 26% è anche la detrazione d’imposta che si potrà ottenere per le erogazioni “liberali” e le donazioni ai partiti politici.

Oggi, sul Sole, c’è un editoriale del professor Roberto Perotti che si inscrive nella famosa ricerca (del tempo perduto) di fondi per tagliare il cuneo fiscale. E’ una “proposta” provocatoria che tuttavia induce riflessioni sulla profonda disfunzionalità del nostro paese, e tocca in modo tangenziale anche alcune forme di vittimismo che caratterizzano il nostro modello culturale dominante.