Chiamali aquile

Su il Tempo, che un tempo era il foglio conservatore dell’aristocrazia nera romana, compare oggi un pezzo che pare preso di peso dalla Padania, per misura di psichedelica genuflessione allo spompato condottiero di Gemonio.

Si parte dall’ultima levata d’ingegno di Bossi, la campagna per il boicottaggio dei prodotti alimentari francesi, perché “Anche i francesi hanno boicottato il latte padano. Chi la fa l’aspetti”, come scolpisce il Nostro, in una delle sue frasi storicamente abituali ed abitualmente storiche. Il pezzo prosegue vaneggiando di “guanto di sfida” lanciato “proprio dall’Umberto”, ma soprattutto ricordando che l’Italia ha un surplus commerciale bilaterale con la Francia, da cui importiamo merci per 30,3 miliardi di euro e verso cui esportiamo per 39 miliardi.

Già questa considerazione sarebbe sufficiente ad autorizzare il giornalista a dare di scimunito al proponente di tale “riscossa” padan-nazionale, ma ciò non accade. Il tutto viene invece rapidamente liquidato con un “malgrado un ingente giro d’affari che non ha comunque fatto desistere la Lega dall’invitare tutti gli italiani ad alzare la testa per fronteggiare l’arroganza francese”. Sposata la linea vagamente francesizzante dello sciovinismo tafazziano, si prosegue con il desiderio di rivalsa contro i perfidi transalpini che in passato sarebbero stati molto attivi nell’imporre le multe per sforamento delle quote latte. Anche qui, nulla di suffragato da dati e fatti, ma tutto serve per aizzare il popolo-bue contro l’invasore e tentare l’ardito esperimento di saldare l’interesse dei confusi padani con quello del resto del paese, e dei romani che leggono il quotidiano diretto dall’ottimo Mario Sechi.

Il pezzo prosegue quindi con l’edificazione della statua equestre di Bossi:

«Decisioni che allora, come oggi, hanno trovato la netta opposizione dei leghisti, sempre pronti a difendere gli interessi delle classi produttive italiane»

Dopo questa ardita affermazione, vi è spazio per illustrare le analoghe iniziative di boicottaggio prese da consigli comunali padani ed appenninici, che fremono di sdegno patriottico e si dicono pronti all’atto estremo: revocare i gemellaggi con amene località francesi. Menzione d’onore per il governatore veneto Luca Zaia, che da anni lotta indefesso contro lo champagne:

«È una mia vecchia battaglia, il meno 66% dello Champagne è un grande merito che ho avuto e i veneti hanno dato seguito alla mia speranza continuando a preferire le bollicine italiane a quelle francesi»

A Zaia forse sfugge che, nel caso di specie, non di boicottaggio si tratta ma di preferenze dei consumatori. Ma forse la differenza non si coglie, nel neopatriottismo padano che ha ormai conquistato anche un brandello di romanità quale il Tempo. Ideale, quindi, la liaison (scusate il francesismo):

«Insomma, tra Italia e Francia è scontro aperto. E così tornano alla memoria i sentimenti sanguigni dallo sport come lo scontro Materazzi-Zidane ai Mondiali 2006 e agli Europei del 2000. Eppure questa volta si ha l’impressione che si stia andando oltre. La misura è colma ed è forse giunta l’ora di dare un forte segnale d’orgoglio italiano. I primi a pensarci sono stati i giocatori di Rugby della nostra nazionale che, cosa mai successa al Sei Nazioni, hanno sconfitto al Flaminio la Francia»

In attesa che dal Ministero dei Beni Culturali invochino la messa al bando dei cartoni animati di Asterix, che da quello dello Sviluppo Economico si chieda vibratamente il divieto di importazione di energia prodotta da centrali francesi e che inizi la procedura di rimozione del ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, per le sue vacanze transalpine dello scorso anno, possiamo solo auspicare che un articolo come questo segni in realtà il debutto dell’inserto satirico del Tempo.

Update – E se non credete a noi, leggete almeno le argomentazioni di Sandro Iacometti su Libero.

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