Tremonti, turbini e turbine

Sembra passata una vita:

«Dobbiamo fare il nucleare».  Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti intervenendo al Workshop Ambrosetti. «Tutti dicono che l’Italia – ha sottolineato – è un po’ debolina sul Pil: noi competiamo con paesi che hanno il nucleare». Sulla questione del nucleare il ministro ha poi aggiunto: «voglio vedere chi ha davvero il coraggio di dire no del tutto» (Ansa, 5 settembre 2010)

Già, volevamo vedere.

E avevamo pure un capitolo nel Programma nazionale di Riforme, pensate:

Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, spiega che il Governo ha «già lavorato sulle misure per lo sviluppo. Ci stiamo ancora lavorando». Al termine della riunione del Cdm che ha varato la Finanziaria il ministro elenca una serie di punti dai quali intende partire e sono: «il nucleare, la pubblica amministrazione, il Sud, la tematica dei rapporti sociali fino alla riforma fiscale». Si tratta di riforme che verranno  presentate poi all’Ecofin e che dovranno essere «coerenti con il piano di stabilità». Quindi «avanziamo lungo la strada dello sviluppo e per fare questo raccoglieremo tutte le idee ma che però dovranno essere realizzabili» (Ansa, 14 ottobre 2010)

Quando, improvvisamente, il destino si accanì per l’ennesima volta su di noi, rubando una turbina al nostro futuribile sviluppo:

La scelta o meno dell’energia nucleare è «fondamentale». Ma allo stato è difficile esprimere una posizione dato che non si conoscono bene i costi di questa scelta, né quelli del suo abbandono. E’ la posizione espressa dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, in audizione alla Camera. Parlando dei costi delle strutture il ministro ha chiesto: «esiste un’assicurazione che copre il rischio? La cifra dei costi non ben evidenziata nei bilanci, privati e pubblici. Quale sarà il costo del decommissioning?”. Certo è che questa scelta avrà un effetto di «differenziale sulla crescita: un conto è comprare energia e un conto è non avere quella voce». Insomma per il ministro «siamo in una fase di sospensione e di riflessione». Bisogna riflettere «sui costi delle strutture atomiche e sui costi dei rischi» (Ansa, 29 marzo 2011)

Il decommissioning, questo esotico sconosciuto. Ma allora, che cifre avevamo messo nel Pnr per il nucleare? Ah, saperlo. Però ora la Storia ci guarda. Lo fa spesso, a dire il vero, e sussurra qualcosa di indistinguibile, del tipo “ma guarda ‘sti italiani, tutti chiacchiere e distintivo”. E quindi? Quindi, contro il logorio della Storia moderna, un bell’eurobond!

«La storia è tornata a camminare tra noi»: con i conflitti in nord Africa e la crisi nucleare in Giappone «secondo me sarebbe una ragione in più» per fare delle scelte come «finanziare con gli eurobond forme di energia alternative». A sostenerlo è il ministro dell’Economia Giulio Tremonti intervenendo al forum di Confcommercio: «questo vuol dire – ha sottolineato il ministro – avere una visione» (Ansa, 19 marzo 2011)

Urge quindi portare il turbine ed il Verbo della Storia anche in Europa, ed illuminare sulla Visione i nostri sprovveduti ed imprevidenti vicini:

L’incidente alla centrale nucleare giapponese impone una ”riflessione”. «E’ il momento di finanziare la ricerca e le energie alternative con gli eurobond». E’ quanto ha affermato il ministro dell’economia, Giulio Tremonti, intervenendo alla Commissione affari costituzionali dell’Europarlamento, sottolineando che la ”crisi atomica” non trova nell’architettura istituzionale europea e nei trattati una risposta adeguata. «Sappiamo quale sarà l’onere delle pensioni nel 2050 – ha detto Tremonti – ma non sappiamo quali saranno i costi del decommissioning». «Il nucleare – ha aggiunto – genera benefici locali ma i malefici sono generali». (Asca, 19 aprile 2011)

Dopo aver taglieggiato per anni le bollette degli italiani con gli incentivi alle rinnovabili, ora spostiamo l’onere sugli eurobond? Sagaci. E peraltro le rinnovabili non erano una truffa, per giunta organizzata proprio in Europa?

«Il business dell’eolico è uno degli affari di corruzione più grandi e la quota di maggioranza francamente non appartiene a noi» (…) «Con Berlusconi abbiamo già stilato un documento fatto di otto punti che poi magari diventeranno cinque. Un punto che ci penalizza è quello del nucleare: noi importiamo energia. Mentre tutti gli altri paesi stanno investendo sul nucleare noi facciamo come quelli che si nutrono mangiando caviale, non è possibile. Non dobbiamo credere a quelli che raccontano le balle dei mulini a vento, le balle dell’eolico, vi siete mai chiesti perchè in Italia non ci sono i mulini a vento?». (Ansa, 18 settembre 2010)

Che dire? La velocità del pensiero di Tremonti, l’uomo che fa e disfa piani epocali in poche settimane, è troppo anche per la Storia, figuriamoci per i tempi di costruzione di una centrale, nucleare o meno.

P.S. Se non avessimo massima stima dell’umanesimo tardo ottocentesco di Tremonti, saremmo tentati di credere che il suo ruolo è quello di foglia di fico di un governo terrorizzato all’idea che un referendum (uno in particolare) riesca a raggiungere il quorum, dopo tempo immemore. Quanto siamo malpensanti, vero?

Sostieni Phastidio!

Dona per contribuire ai costi di questo sito: lavoriamo per offrirti sempre maggiore qualità di contenuti e tecnologie d'avanguardia per una fruizione ottimale, da desktop e mobile.

Per donare, clicca qui!