L’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che difficilmente passerà alla storia come colui che “ve l’aveva detto”, malgrado la sua possente produzione pubblicistica ed un’esperienza ministeriale trascorsa a farsi prendere a ceffoni dalla realtà, ha ritenuto di dover esprimere la propria dotta valutazione sulla crisi della Ue da un angolo visuale molto particolare: quello del Mezzogiorno d’Italia. Perché, come noto, le colpe della Ue si estendono dal meteo al sottosviluppo economico di paesi che da tempo hanno perso la bussola ed il senso comune. Mentre senso del ridicolo e della decenza hanno tolto il disturbo ancor prima, come ci ricordano prassi e teoria tremontiane, solcando i lustri.

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Nei giorni scorsi abbiamo appreso cosa ne è stato di un vecchio progetto molto caro a Giulio Tremonti, la Banca del Mezzogiorno. Nelle intenzioni dell’allora ministro dell’Economia doveva essere una entità rivoluzionaria, la riscossa del sano localismo della piccola impresa meridionale, animata dalla rete delle banche di credito cooperativo, della cui missione Tremonti si era perdutamente innamorato nel periodo successivo alla crisi Lehman, quando proclamava, in ogni occasione, che le banche nazionali avevano fallito per incapacità di comprendere le esigenze del territorio.

Giulio Tremonti è uscito dal gruppo:

“Sono con la Ue che si è sempre dichiarata contraria ad accordi fiscali come quello che l’Italia vorrebbe fare con la Svizzera”. Lo ha detto Giulio Tremonti a Radio Anch’io. “Il parlamento tedesco ha già bocciato una bozza d’accordo perché ritiene che vadano applicate le regole dell’unione. E inoltre – ha concluso ironicamente l’ex ministro – quei capitali sono solo transitati dalle banche elvetiche per finire tutti a Hong Kong. Lo facciamo con loro l’accordo? (Ansa, 9 gennaio 2013)

“Se Alfano diventasse primo ministro sarebbe meglio che si tenesse l’interim dell’Economia e delle Finanze”. Lo afferma l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, nel corso di una manifestazione elettorale a Belgioioso in provincia di Pavia, commentando la proposta lanciata oggi da Silvio Berlusconi e cioè la restituzione dell’Imu.
“Essendo stati trasferiti ad Hong Kong tutti i capitali – aggiunge – tenderei ad escludere che le banche svizzere vengano a pagarci l’Imu” (Ansa, 3 febbraio 2013)

Ma altri restano confortevolmente asserragliati nel bunker della psichedelia più spinta.

«C’è stata una rotazione tra lo Stato e il mercato e dentro il mercato finanziario -aggiunge – lo Stato è andato sotto, la ricchezza sopra. Prevale il mercato finanziario sulla politica» – (Giulio Tremonti, 5 novembre 2011)

«A cinque anni dall’esplosione della crisi è ormai chiaro che in Occidente la politica, tanto quella di destra quanto quella di sinistra, ha commesso tre errori. Tre errori tragici e tra di loro concatenati: non ha capito la differenza tra un normale ciclo economico e una crisi storica; ha pagato con denaro pubblico il conto dell’azzardo privato; ha scambiato regole false per regole vere. In sintesi, ha passivamente accettato la vittoria della finanza sulla politica, veicolata, la prima, dentro il cavallo di Troia di quel board che nel 2008 fu rumorosamente messo in campo proprio per assicurare al mondo la financial stability (sic!)» – (Giulio Tremonti, 21 gennaio 2012)

Un regime fiscale di favore per attrarre le imprese della finanza a Milano. E’ la proposta lanciata dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, nel suo intervento al Salone del Risparmio, organizzato da Assogestioni nel capoluogo lombardo. ”Facciamo shopping di regimi fiscali: se un regime di favore è buono in altri Paesi forse è buono anche qua”. “Per l’attività finanziaria – ha spiegato il ministro – l’idea è di applicare a Milano i regimi fiscali che, per esempio, ci sono in Irlanda, per un tempo dato e a determinate condizioni” – (Ansa, 6 aprile 2011)

Che, come “primato della finanza sulla politica” non è malaccio, no? Tremonti è mobile, qual piuma al vento.

Grandi manovre sul nulla, nello stagno della politica italiana. L’assembramento neocentrista intorno al nome di Mario Monti suona piuttosto interessato, visto che in molti casi proviene da soggetti che hanno attivamente partecipato al dissesto del paese. Monti visto come parafulmine domestico ed internazionale fa comodo a molti, in una strategia del camuffamento che appare sempre più evidente. Alla stessa logica di marketing politico appartengono ipotesi di creazione di liste civiche e contrassegni “nuovi”, ma anche le voci ricorrenti di restyling che interesserebbero il Pdl e, soprattutto, la strategia di comunicazione di Silvio Berlusconi.