Piccolo mondo fallito

Sul suo blog, Antonio Martino si rivolge al presidente Giorgio Napolitano per invitarlo ad esercitare una moral suasion che porti ad emendare la riforma Bassanini nel punto in cui ha prodotto l’accorpamento dei ministeri di Bilancio, Finanze e Tesoro in quello per l’Economia. Il problema? Troppo potere all’inquilino di via XX Settembre. Ma è davvero questo il problema del governo italiano?

Secondo Martino,

«Come ho avuto modo di scrivere, il nostro governo non è più un organo collegiale ma monocratico. Accentrando nella stessa persona i poteri del ministro del Tesoro, delle Finanze, del Bilancio, delle Partecipazioni Statali e del Mezzogiorno, ha di fatto sancito che il governo è il ministro dell’Economia, gli altri, presidente del Consiglio incluso, sono solo superflue comparse. Non si muove foglia che il ministro dell’Economia non voglia»

Martino però dovrebbe ricordare che, nella gioiosa epoca in cui i ministeri economici erano spartiti tra i membri del pentapartito, il deficit italiano ritoccava nuovi primati di anno in anno, e le “baruffe tra comari” (il socialista Rino Formica alle Finanze ed il democristiano Nino Andreatta al Tesoro) inchiodavano il povero premier (Giovanni Spadolini) ad estenuanti mediazioni, che confermavano il ruolo “diversamente subordinato” dell’inquilino di Palazzo Chigi. Davvero strano che Martino non ricordi quell’epoca. Eppure, è quella in cui abbiamo posto le basi per la nostra dannazione di finanza pubblica. Ancora più sorprendente che egli non ricordi che quell’età dell'”oro collegiale” si realizzava anche con un ministero per il Mezzogiorno che era figlio di quella Cassa e di quell’intervento straordinario che i liberisti come Martino detestano, e con assoluta ragione.

E siamo inoltre sicuri che il premier sia disarmato dalla concentrazione di potere nelle mani del ministro dell’Economia, oppure questo “potere” è solo il risultato del drammatico calo del numero di gradi di libertà di cui i governi italiani dispongono, data la crisi fiscale del paese, in costante aggravamento? La sintesi, come la definisce Martino, e soprattutto l’indirizzo di politica economica le deve comunque fare il premier. Se il premier passa le giornate (e le nottate) fregandosene della congiuntura e assicurando che è tutto e solo un problema psicosomatico, avere tre o quattro ministri finanziari che si scannano al posto di un solo umanista contabile che pontifica, non risolve i problemi ma li aggrava.

Assai curioso è poi un passaggio del Martino-pensiero:

«Le dichiarazioni dell’onorevole Guido Crosetto, persona di notevole spessore culturale, anche se appaiono rivolte più alla persona che alla carica, sono in realtà la conferma che lo strapotere accentrato nelle mani di una sola persona è incompatibile col corretto funzionamento delle nostre istituzioni»

Qui ci sfiora il sospetto che la definizione di Crosetto come “persona di notevole spessore culturale” sia una manifestazione del sense of humour tipicamente britannico di Martino. Se così non fosse, il prestigioso Crosetto (che noi ricordiamo solo per episodi di questo spessore culturale), può convincerci realizzando una contromanovra, con dati e tabelle, e sottoponendola al premier, a cui spetta la decisione finale. Di cacciate di Tremonti ne abbiamo già vissuta una, ed è finita in farsa dopo circa un anno. L’unica differenza è che allora il paese non rischiava un attacco speculativo in forze da parte di mezzo pianeta. E non perché, nel frattempo, l’indole umana sia divenuta ancora più malvagia.

A noi sorge il sospetto che Martino stia tentando di correre in soccorso di Berlusconi, secondo il movimento caratteristicamente ondivago che ormai ne caratterizza le sempre più rare prese di posizione pubbliche. Un po’ come fatto qualche giorno fa quando (dopo aver dato la colpa di tutto ai comunisti di Bersani, dimenticandosi della deriva social-fascista del suo adorato Pdl) ha ritenuto di dover rimarcare che Berlusconi vince ogni volta le elezioni per il piglio thatcheriano che ne caratterizza le campagne elettorali e che tanto piace agli italiani, che come noto vogliono una Maggie a Palazzo Chigi e continuano a votare Berlusconi per giungere a questo esito, un po’ come il tizio che continuava a fare figlie femmine in attesa dell’agognato maschio.

E’ strano, però, che Berlusconi abbia ritenuto, nell’ultima campagna elettorale, di identificare la Thatcher in Fanfani. Ma questo non ditelo a Martino: potrebbe ribattere che è colpa di Tremonti o dei comunisti.

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