Macromonitor – 24/7/2011

Rimbalzo dopo i crolli della settimana precedente grazie a notizie apparentemente migliori sulle crisi fiscali europea e statunitense, ma sempre entro il corridoio di oscillazione dei prezzi visto recentemente.

La forte volatilità resta guidata da notizie sulle maggiori fonti di preoccupazione che frenano gli investitori: crescita statunitense, surriscaldamento congiunturale degli emergenti, in particolare della Cina, riduzione del deficit e tetto del debito Usa, crisi di debito sovrano dell’Unione europea.

Il nuovo pacchetto di misure a sostegno della Grecia e sull’espansione del ruolo dell’EFSF ha avuto il maggiore impatto sui mercati rischiosi nella settimana appena conclusa. Il giudizio sulle misure può essere sintetizzato come un buon progresso, con innovazioni, ma siamo ancora lontani dalla positiva conclusione della crisi, e molto resta da fare. Per la prima volta un piano prevede una importante riduzione del debito greco e, se il paese mediterraneo dovesse conseguire progressi sul fronte del deficit, l’obiettivo della sostenibilità del debito sarebbe raggiungibile. Ma la situazione greca resta estremamente difficile, con una contrazione economica che tende alla depressione, rendendo il conseguimento degli obiettivi sempre più difficile.

Il nuovo e maggiore ruolo dell’EFSF è la maggiore novità del pacchetto, e potrebbe rappresentare (con il prossimo ESM) il nucleo di un Fondo Monetario Europeo, ma si scontra con i limiti delle sue attuali risorse, e soprattutto rischia di non raggiungere comunque dimensioni tali da gestire una crisi di debito sovrano spagnola ed italiana. Ogni episodio della crisi spinge l’area euro verso una maggiore integrazione, anche se molti Paesi non vorrebbero arrivare a quel punto.

I dati di attività economica segnalano una situazione più negativa. In Giappone l’atteso rimbalzo è in atto, ma il resto dell’Asia mostra un accumulo di scorte più rapido delle attese, mentre il rimbalzo dei consumi, che dovrebbe riassorbire tali scorte, sta tardando. Le maggiori case d’investimento hanno ridimensionato le attese di crescita su Stati Uniti, Cina, ed Ue.

La ripresa della propensione al rischio ha penalizzato in settimana i mercati del reddito fisso. Le ridotte prospettive di crescita e la stretta fiscale nei paesi sviluppati rendono l’ipotesi di prosecuzione della stretta monetaria sempre più improbabile. Anche nei paesi emergenti, dove il surriscaldamento è evidente, la riduzione dei tassi d’inflazione e crescenti timori sulla crescita globale indurranno i banchieri centrali a prendersi una pausa nel percorso di stretta monetaria. Negli Stati Uniti, occhi puntati sull’aumento del tetto del debito federale e sul pacchetto di riduzione del deficit, anche se i mercati continueranno a chiedersi quanto una riduzione del deficit riuscirà ad evitare un taglio del rating statunitense, e che conseguenze ciò avrebbe sui flussi di investimento globali.

Sui mercati azionari, il pacchetto di misure approvate nel vertice europeo rimuove un elemento negativo, almeno nel breve termine. La reporting season americana è iniziata meglio delle attese, ed in linea con il dato di sorprese positive del trimestre precedente. Di rilievo il fatto che i fatturati stiano battendo le stime di consenso in media del 2 per cento, suggerendo che le compagnie statunitensi sono in grado di generare crescita dei ricavi anche in un contesto di crescita debole del Pil.

Sul mercato delle materie prime prosegue la forza dell’oro, visto toccare i 1800 dollari entro fine anno da alcune case d’investimento. Il metallo prezioso è sostenuto da forte domanda di oro fisico sia dal settore al dettaglio che da quello ufficiale, mentre le condizioni di offerta si stanno deteriorando. Anche i prezzi del rame sono attesi in ripresa, con la domanda che eccede l’offerta, anche a seguito del decumulo di scorte verificatosi in Cina negli ultimi mesi, e che dovranno essere ricostituite nel secondo semestre.

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