Agenda Camillo, la fantasia al potere

Oggi il nostro tuttologo multimediale di riferimento, avventurandosi su un terreno che palesemente non è il suo, attribuisce a Massimo Gaggi del Corriere un pensiero che semplicemente quest’ultimo non ha mai espresso. Quando si dice il wishful thinking.

Scrive dunque Rocca, non prima di aver sotterrato Gaggi di elogi:

«Gaggi racconta correttamente da giorni che il debito ereditato da Obama è stato creato in buona parte da Bush, non tanto per le guerre e i tagli alle tasse, ma soprattutto per i mega interventi pubblici, spesso senza copertura, a favore della sanità per gli anziani e per i poveri, per le pensioni, per l’istruzione»

In realtà, Gaggi scrive effettivamente che, sotto Bush, il welfare americano si è esteso in modo non più sostenibile. Per tutti, valga l’esempio della lettera D del Medicare, con la gratuità dei prescription drugs voluta da Bush per fare un favore alle aziende farmaceutiche dietro il velo del conservatorismo compassionevole (e, soprattutto, della irresponsabilità fiscale). Ma in nessun punto del suo articolo Gaggi sostiene che il problema dello sfondamento dei conti pubblici americani non deriverebbe dalle spese per gli interventi armati all’estero o dai tagli di tasse. Se lo avesse fatto, avrebbe scritto una palese castroneria.

Ribadiamolo, ad nauseam: i dati delle legislazioni di spesa approvati durante gli anni di GWB sono quelli elaborati a consuntivo dal CBO, e che trovate in questa tabella. In caso non ci credeste, e pensaste ad una bieca propaganda liberal, andate sul sito del CBO e verificate. Sono dati a consuntivo, cioè spese già sostenute. E se riuscite a far di conto, vedrete che la cosiddetta tesi di Rocca semplicemente non esiste. Ah, e guardate quanto costa il Medicare Drug Benefit: 180 miliardi.

E, soprattutto, Rocca omette di citare un passaggio del pezzo di Gaggi, che evidentemente non quagliava con la sua bislacca tesi:

«Intervenire solo dal lato della spesa, senza toccare le tasse nel momento in cui l’America ha raggiunto il record del debito, e anche quello del carico fiscale più basso degli utlimi sessant’anni, è poi, di certo, una scelta poco responsabile, oltre che iniqua»

Ecco un giornalista che guarda i dati e non le proprie tesi preconcette. Sia ringraziato il cielo. Pare, quindi, che anche Gaggi faccia parte di quella frangia di commentatori che, secondo Rocca, lancia

«(…) legittime, ma non sempre, accuse di irresponsabilità alla destra repubblicana»

Sono cose, signora mia.

E’ bello avere un’agenda, e credere che la medesima si stia realizzando. Soprattutto in un paese come il nostro, dove i numeri sono un optional sepolto sotto il vaniloquio. Ma non dimenticate mai le immortali parole di William Edwards Deming:

«In God we trust. All others must bring data»

Per noi comuni mortali resta da capire come sia possibile continuare ad elogiare l’uomo che ha sbrindellato il bilancio federale americano, ed ergersi comunque a fieri avversari dello statalismo e dei suoi deficit. Ma nel nostro paese le opinioni non devono necessariamente essere dotate di coerenza interna.

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