La trappola per gli orsi non scatta

Giornata di forte volatilità, da cui però sembra possibile trarre alcune letture.

La trappola per gli orsi non è scattata, o meglio è scattata solo in parte. Come nelle attese, forte ribasso dei rendimenti italiani e spagnoli (che continuano ad essere inferiori ai nostri). Ma ora arriva il difficile, perché la mossa della Bce non risolve alcunché (e fa pure rima), perché è inimmaginabile pensare che l’Eurotower compri titoli italiani nelle quantità necessarie a mantenere il rendimento compresso su livelli di sostenibilità (yield targeting), come vi avevamo già detto. E a dire il vero non lo ha fatto neppure per Grecia, Portogallo ed Irlanda, eppure era più semplice, visti i volumi in gioco. L’impressione è che la Bce abbia concordato con i governi francese e tedesco e con la Commissione europea una soluzione-ponte più pirotecnica che sostanziale, in attesa che l’EFSF venga dotato di risorse per l’autunno. Ma anche 1000 miliardi non servirebbero.

Nel frattempo, sono arrivate le inevitabili puntualizzazioni tedesche; sul fatto che tutto quello che è stato deciso nel weekend sarebbe solo una reiterazione di quanto sancito solennemente il 21 luglio. Particolarmente esilarante la precisazione di un portavoce governativo tedesco, secondo la quale la Bce starebbe agendo sui mercati in modo del tutto indipendente. Dalla realtà, forse.

Altro problemino: come pensa la Bce medesima di gestire la liquidità immessa nel sistema dopo acquisto di Btp e Bonos spagnoli? Perché se non lo fanno, ciò vorrebbe dire che stanno attuando un easing quantitativo che Trichet ha sempre categoricamente escluso. Ma se lo fanno, rischiano di impiccare l’area. Auguri.

La notizia della operazione-Italia è inizialmente piaciuta a Paul Krugman, che ha ritenuto di vedervi la possibilità di bloccare una profezia di dissesto che si autoavvera. Il motivo sta nel fatto che, a differenza degli altri PIIGS, il nostro paese ha o dovrebbe avere un avanzo primario, quindi l’intervento della Bce rientrerebbe nel caso “genuino” di fornitura di liquidità, mentre negli altri casi abbiamo di fronte delle vere e proprie insolvenze. Premesso però che servirebbero, come detto sopra, acquisti biblici, è assai difficile pensare che il mercato si accontenti di minacce generiche di acquisti con un braccino che resta troppo corto. Non è un bazooka, ma una scacciacani. E comunque, se si tratta di misure di liquidità, perché la Bce (e non solo) invoca a gran voce un’anticipazione della stretta fiscale?

La maggiore inferenza della giornata è però un’altra: i mercati – tutti – scontano una ricaduta in recessione del pianeta. Questo fa premio sui timori dello strombazzatissimo downgrade dell’America da parte di S&P, visto che il rendimento del Treasury decennale prosegue la sua discesa. E con la recessione si aprono nuovi buchi nei bilanci pubblici, e questo crea una spirale mortale. Ad un certo punto, il mercato testerà anche la ricaduta in recessione del nostro paese, e a quel momento o la Bce si compra tutte le nostre emissioni o le fa comprare ad un super EFSF. Tertium non datur. Manca la crescita, no way.

Da ultimo, le reazioni dei nani politici italiani alla situazione. Le solite, perorazioni dei servi sciocchi incluse. Ma una cosa dobbiamo segnalare: vedere Umberto Bossi biascicare ai suoi sbigottiti (ed impauriti) celti un pensiero strutturato come quello sotteso dalla frase “abbiamo bisogno che la Bce compri i nostri titoli di stato”, non ha prezzo. Congiuntivo incluso.

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