Macromonitor – 20/11/2011

I mercati restano estremamente volatili e continuano a reagire nervosamente al flusso di notizie dall’Europa, che pone in secondo piano le notizie, complessivamente positive per i mercati rischiosi, che giungono soprattutto dagli Stati Uniti.

I dati di attività statunitense continuano ad impressionare positivamente rispetto ad attese piuttosto contenute: le stime di crescita per il quarto trimestre si posizionano più in prossimità del 3 per cento, mentre il consuntivo del primo semestre evidenzia una crescita annualizzata del 2,5 per cento, significativamente migliore della “velocità di stallo” all’1 per cento che si temeva qualche settimana addietro. Questo miglioramento nella traiettoria di crescita non attenua tuttavia i rischi al ribasso indotti dalla scadenza delle misure di stimolo fiscale, alla fine di quest’anno. Continuano inoltre a non esserci segni di compromesso a Washington sul bilancio 2012 né nel Supercomitato congressuale che dovrebbe ridurre il deficit di 1500 miliardi di dollari in un decennio.

Altrove, si moltiplicano le conferme di flessione del tasso d’inflazione causata dal rallentamento della crescita. Inflazione ed attese inflazionistiche cedenti dovrebbero fornire sostegno ai consumatori ed alle banche centrali, che in quest’ultimo caso potrebbero tradursi in tagli dei tassi ufficiali nei paesi emergenti e azioni di easing quantitativo nei mercati sviluppati. Bank of England nel 2012 potrebbe ad esempio alzare ulteriormente le quantità di titoli di stato acquistati, rispetto ai 275 miliardi di sterline che verranno raggiunti a febbraio. Negli Stati Uniti sembrano crescere le probabilità di un QE3, mentre in Eurozona i crescenti timori di deflazione potrebbero ridurre la riluttanza ad usare il bilancio della Bce per acquistare debito sovrano di paesi con problemi di liquidità.

L’Eurozona resta al centro dei timori degli investitori. L’andamento deludente delle aste francesi e spagnole, in settimana, ha causato allargamenti degli spread, molto vistosi nel caso spagnolo, che si sono estesi anche al nucleo virtuoso dell’area, colpendo anche Olanda e Finlandia, e causando alla fine vendite anche sui Bund, malgrado i rally dei titoli governativi di Stati Uniti, Regno Unito e Giappone. Questa corsa a liberarsi di debito governativo europeo richiede un prestatore di ultima istanza, non solo per le banche ma anche per i sovrani. La sostanziale scomparsa dai radar del fondo salva-stati EFSF (di cui ha chiesto conto anche il presidente della Bce, Mario Draghi) aumenta le pressioni sul debito dell’Eurozona. La mano decisiva della partita resta in mano ai tedeschi.

Sul mercato del reddito fisso, come detto, la tempesta europea inizia a colpire anche il centro. Riforme liberalizzatrici ed un credibile consolidamento fiscale, necessarie per il lungo periodo, non bastano a contrastare la crisi di liquidità. In assenza di interventi concertati, quali ad esempio un leverage all’EFSF attraverso supporto di liquidità della Bce, l’evoluzione attesa è per un ulteriore allargamento degli spread ed un appiattimento delle curve di credito dei paesi dell’Eurozona.

Sul mercato azionario, il mese di novembre ha portato un ritracciamento delle quotazioni, che restano tuttavia ben al di sopra dei minimi visti ad ottobre. L’eccessivo pessimismo ed il posizionamento ribassista degli investitori mantengono una prospettiva asimmetrica per i mercati azionari, con notizie positive che causano rimbalzi anche vistosi. Lo spostamento delle priorità di policy, da inflazione a crescita, tende a favorire i mercati emergenti rispetto a quelli sviluppati.

Sul mercato dei crediti, la tempesta europea continua a causare l’allargamento degli spread. Il downgrade di molte Landesbanken tedesche, nel corso della settimana, ha spinto l’indice iTraxx Senior Financials al livello di 300, da poco più di 200 prima del vertice europeo di fine ottobre, con un vistoso allargamento settimanale di 35 punti-base.

Sul mercato dei cambi, dollaro in rialzo contro tutte le divise, ad eccezione dello yen, che mostra la tendenza all’apprezzamento tipica delle fasi di avversione globale al rischio. Gli acquisti di debito sovrano dell’Eurozona da parte della Bce sembrano deprimere il cambio euro-dollaro, contrariamente a quanto ci si attenderebbe. In caso di monetizzazione esplicita da parte della Bce ci si potrebbe quindi attendere un indebolimento del cambio del dollaro, indotto dalla riduzione del rischio sistemico, mentre i rischi inflazionistici per l’Europa, nell’attuale contesto recessivo, resterebbero contenuti e non causerebbero il deprezzamento dell’euro.

In settimana, materie prime in calo di circa l’1 per cento, in sintonia con gli altri mercati rischiosi. L’oro cede in settimana circa il 3 per cento ma il quadro fondamentale rialzista resta inalterato, con forte domanda fisica confermata anche dai dati del terzo trimestre, guidata da consumatori cinesi e banche centrali dei paesi emergenti. In settimana è stato annunciata l’inversione del flusso di greggio tra il Midwest degli Stati Uniti (dove è prezzata la qualità WTI) ed il Golfo del Messico. Ciò aiuterà ad alleviare il collo di bottiglia del punto di raccolta di Cushing, in Oklahoma, che aveva depresso le quotazioni del WTI rispetto agli altri prezzi mondiali del greggio. L’inversione del flusso è prevista per il secondo trimestre del prossimo anno.