La crescita non ci avrà vivi

Non che Corrado Passera, che in queste settimane è finito in un cono d’ombra rispetto alla stella di Elsa Fornero, dica cose inedite, quindi il post potremmo pure risparmiarcelo. Le cose stanno andando in questi termini: il governo si è accorto che il gettito d’imposta ordinario sta cedendo, a seguito della manovra e della persistente assenza di ripresa. Quindi si rimangia la promessa, che promessa non era perché si trattava comunque di una condizionalità. Solo che si trattava e si tratta di una condizionalità che sfida la forza di gravità. Non ci sono soldi perché non c’è crescita. E la risposta all’assenza di crescita sono azioni che tentano con convinzione di impedire alla crescita stessa di palesarsi.

Poi, si possono raccontare tutte le fiabe della buonanotte che si vuole: la mitologica lotta all’evasione, la leggendaria spending review, l’unicorno con la cornucopia infilzata sul rostro. Ma la prima è aleatoria, la seconda ha tempi biblici ed ha ormai sostituito gli asili nido nel discorso pubblico. Noi alla lista avremmo aggiunto anche quei 60-70 miliardi l’anno di corruzione, che è legata a doppio filo ai costi della politica, ma poi direbbero che siamo neo-qualunquisti. Ripetiamolo alla nausea: il governo ha “promesso” un alleggerimento fiscale, settimane addietro, perché sperava in un miglioramento dei conti pubblici. Poi, verificato l’andamento di spese ed entrate, si è soprasseduto. L’aumento Iva servirà a colmare i buchi aperti dal crollo di attività e sarà causa di altrettanto crollo. Lo sarebbe stato anche un taglio di spesa, almeno nel breve periodo.

Non è colpa del governo Monti, comunque: se volete cercare il responsabile di questo abbrutimento di un intero continente, che sta venendo trascinato in depressione (soprattutto in caso la Cina dovesse avere un hard landing o una frenata scomposta e gli Stati Uniti si incartassero sul riequilibrio fiscale, dopo le elezioni) a colpi di austerità, dovete guardare a nord del confine svizzero. Quanto al governo, sarebbe forse auspicabile che cominciasse ad alzare la voce su questa gestione sovranazionale della crisi, pur restando ortodosso nelle misure intraprese. Ma forse Mario Monti, essendo alieno da tutto ciò che può finire sopra le righe, sta lavorando in silenzio anche in questa direzione, come sembrava suggerire l’iniziativa (poi scomparsa) sul completamento del mercato unico europeo. Nel frattempo, le percosse continueranno fin quando il morale non migliorerà.

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