Il sistema banco-sovrano cresce ancora

Pubblicate oggi le statistiche di marzo sugli sviluppi degli aggregati monetari in Eurozona. A livello aggregato, la Bce segnala un’accelerazione nel tasso tendenziale di crescita di M3, che passa dal 2,8 di febbraio al 3,2 per cento di marzo. Dato positivo, dunque? No, leggendo il dato in controluce, nelle controparti di M3.

Ad esempio, sempre per il complesso dell’Eurozona si scopre che, tra gli attivi delle banche, la lieve accelerazione dei crediti ai residenti, col tendenziale in crescita da 1,4 a 1,8 per cento, non deriva da ripresa dei prestiti ma è frutto pressoché esclusivo dei crediti ai governi dell’Eurozona, sotto forma di acquisto di titoli di stato, classificati nella voce “titoli diversi da azioni”. I crediti ai governi aumentano quindi del 7,3 per cento tendenziale in marzo, ma gli acquisti di titoli di stato nello stesso periodo sono in crescita tendenziale del 15,1 per cento. Per contro, i crediti ai privati crescono in marzo al tendenziale dello 0,6 per cento, in ulteriore frenata dallo 0,8 per cento di febbraio. E’ il sistema banco-sovrano in tutta la sua criticità.

Non solo: il tasso di crescita del credito alle famiglie dell’Eurozona in marzo si dimezza, passando dall’1,2 allo 0,6 per cento tendenziale. Entro tale voce, i prestiti alle famiglie finalizzati all’acquisto di immobili frenano la loro crescita dall’1,8 all’1,1 per cento.

Osservando il contributo italiano a questi dati, pubblicato oggi dalla Banca d’Italia, si scopre che anche da noi l’aggregato M3 in marzo è cresciuto ed è tornato positivo per poco più dell’1 per cento tendenziale. E si scopre anche che le banche italiane, nello stesso mese, hanno aumentato di poco meno di altri 24 miliardi di euro gli acquisti di titoli di stato. Dal punto di minimo di periodo, toccato nel nerissimo novembre 2011, lo stock di crediti verso gli stati, espressi da titoli, è passato da  384 a 479 miliardi di euro. Le banche italiane hanno anche ridotto lo stock di obbligazioni non governative in portafoglio.

Che si può dire, quindi? Che il credito al settore privato resta bloccato, che le banche italiane (e non solo loro, ovviamente) stanno ancora investendo in titoli di stato. Perché questo avviene? Perché il credito al settore privato è visto come ancora molto rischioso, vista la profondità della crisi, e certamente più rischioso che comprare titoli di stato, magari a breve e brevissimo termine. Superfluo segnalare che però, così facendo, le banche accentuano il profilo di rischiosità “sistemica”, legandosi ancor di più a sovrani che appaiono a rischio, se la crisi non dovesse risolversi o almeno attenuarsi. Sarebbe peraltro utile disporre della composizione di questi acquisti per scadenza temporale: comprare un Bot non ha lo stesso profilo di rischio di comprare un Btp decennale.

Per riassumere, il fatto che M3 sia tornata positiva come variazione tendenziale non significa che il credit crunch stia venendo meno: è solo l’effetto di ricomposizione degli aggregati monetari indotto dai forti acquisti di titoli di stato. Le banche non stanno speculando né stanno facendo denaro facile: stanno semplicemente scegliendo quello che, a livello di singola banca, appare come il minore dei mali, e che peraltro ne danneggia la redditività (comprare Bot non è lo stesso che erogare prestiti, ovviamente). Ma quando c’è un elevato rischio che i prestiti non rientrino, e considerato anche che ad essi è legato un significativo assorbimento di capitale di vigilanza che nell’investimento in titoli di stato non c’è, le conclusioni sono scontate. Ma ribadiamolo: ciò che a livello individuale appare perfettamente razionale, può essere disfunzionale a livello aggregato.