Sic transit rigor mundi

Era il più convintamente tedesco degli italiani, dicevano. Sei mesi dopo, è semplicemente esasperato, e verrà a breve arruolato tra le truppe dei lassisti che hanno studiato alla Università Emiliano Brancaccio di Krugman City:

«Non c’è crescita né benessere senza una finanza pubblica sana, senza equità, un comune sentire e partecipazione allo sforzo per uscire dalla crisi. Il rigore è il presupposto essenziale per l’unità ed il volano dello sviluppo». Lo dice il premier Mario Monti parlando alla Camera (Ansa, 5 dicembre 2011)

«Le misure di consolidamento del bilancio, il rigore e le riforme strutturali possono essere difficili da sopportare ma generano crescita». Lo ha detto il premier Mario Monti dopo l’incontro con il primo ministro d’Irlanda (Ansa, 24 febbraio 2012)

«Non ci sono margini per una deroga al rigore. Molti settori hanno buoni titoli per chiedere deroghe al rigore, ma il rigore non è contro la crescita. Favorirà la crescita, ma non nell’immediato». Lo dice il premier Mario Monti durante la conferenza stampa alla fiera del mobile di Milano (Ansa, 21 aprile 2012)

«Il rigore porterà gradualmente a una crescita sostenibile e al lavoro». Così il premier Mario Monti nel suo intervento al museo della Liberazione di via Tasso, dove ha sottolineato che per uscire dalla crisi «non esistono facili vie o scorciatoie» (Ansa, 25 aprile 2012)

Mario Monti nel suo discorso alla Camera dice no alla “trappola della recessione” che sarebbe innescata dal «rigore che frena la crescita». Sarebbe «la ricetta migliore per ridurre l’accettazione della costruzione europea tra i cittadini e per trascinarci nel provincialismo e nell’isolazionismo» (Ansa, 26 giugno 2012)

Tragico risveglio di chi ha creduto alle fiabe tedesche sul forzare il pareggio di bilancio nel bel mezzo di una crisi finanziaria. La storia ed i posteri ci malediranno.

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