Il dilemma della Bce prigioniera. Della politica

In un editoriale sul Financial Times, Martin Wolf esprime rilevanti dubbi di tipo logico sulla effettiva irreversibilità dell’Eurozona. Assai difficile dargli torto.

Tutto ruota intorno alla domanda che tutti ci poniamo, da giovedì scorso: che accadrebbe se un paese trascinasse i piedi e smettesse di seguire il percorso di “risanamento” dopo aver ottenuto assistenza finanziaria, quindi dopo i primi acquisti della Bce? Per usare le parole di Wolf,

«La risposta è: o la Bce smette di comprare, nel qual caso il mercato obbligazionario implode, o la Bce prosegue, nel qual caso la condizionalità finisce alle ortiche. Quest’ultima eventualità sembra la più probabile: sarà dura per la Bce fermarsi. Ma anche questo potrebbe avere terribili conseguenze»

In termini di sollevazione di parlamento e opinione pubblica tedesca, s’intende. E addio irreversibilità. Perché, al di là dei voti, il problema di base resta sempre quello:

«In breve, un programma condizionato di acquisto di titoli di stato, implementato contro l’opposizione della Bundesbank, semplicemente non può rendere l’Eurozona credibilmente irreversibile»

E quindi? C’è modo per la sola Bce di conseguire l’obiettivo? Wolf risponde “sì e no”, ma la risposta ultima è negativa. Per sopravvivere, l’Eurozona deve essere chiaramente percepita come entità operante nell’interesse di tutti i cittadini, degli stati debitori come di quelli creditori. Riguardo i primi, servirebbe tornare alla crescita ed a creare posti di lavoro, e a questo potrebbe contribuire la stessa Bce, in assenza di politica fiscale comune e comunitaria:

«La Bce potrebbe contribuire premendo ancora più a fondo l’acceleratore monetario. Dopo tutto, le prospettive economiche di breve termine sono deprimenti: la Bce prevede una crescita economica reale nell’Eurozona tra meno 0,6 e meno 0,2 per cento quest’anno e tra meno 0,4 e più 1,4 per cento nel 2013. Nel secondo trimestre 2012, il Pil nominale dell’Eurozona era di un infimo 3,4 per cento superiore a quello del quarto trimestre 2008»

Certo, ma per ottenere questo risultato si finirebbe col creare nevralgie ai cittadini dei paesi creditori:

«(…) Una più aggressiva politica monetaria confermerebbe i timori tedeschi sulla Bce che sta diventando come la Banca d’Italia. La difficoltà per la Bce è che misure rilevanti ed appropriate sono viste, in Germania, come un passo gigante verso il temibile cammino della rovina iperinflazionistica. Fintanto che questa sarà la percezione, la Bce non potrà fare in modo che l’euro appaia irreversibile. Questo fatto indebolirà i mercati e forzerà la Bce a comprare ancora di più, rendendo in tal modo l’azione di policy ancor meno credibile»

La morale? Parola sempre a Wolf, che lo dice meglio di chiunque altro:

«Assicurare la sopravvivenza dell’Eurozona è una decisione politica. La Bce può solo influenzare, non determinare, l’esito»

E si torna al via, come del resto diciamo da molto tempo.

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